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STATUTO LAVORATORI/ Ichino (Pd): caro Monti, cominciamo a "riscrivere" la riforma Fornero

Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto) Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)

Sufficiente, no di certo. Il codice del lavoro semplificato può però essere utilissimo come nuovo biglietto da visita dell’Italia per gli operatori stranieri.

 

Quanto e come sta contribuendo alla creazione di nuovi posti la riforma del lavoro della Fornero?

 

La legge Fornero compie un primo passo importante nella direzione giusta, sia per quel che riguarda la disciplina dei licenziamenti, sia per quel che riguarda gli ammortizzatori sociali: trattamento di disoccupazione e Cassa integrazione guadagni. Che significa voltar pagina rispetto al nostro vecchio modo di affrontare le crisi occupazionali aziendali. Se sapremo dare ai nostri interlocutori europei affidamento sulla nostra volontà e capacità di mantenere queste scelte e proseguire su questa strada, gli interessi sul debito si abbasseranno, avremo decine di miliardi in più ogni anno da investire sullo sviluppo del nostro Paese, e anche gli investimenti stranieri torneranno ad affluire in Italia.

 

Non c’è nulla che modificherebbe della riforma Fornero?

 

Questo testo legislativo è ancora scritto alla vecchia maniera: ipertrofico e leggibile soltanto per gli addetti ai lavori. È un difetto grave, che però può essere superato solo con una riscrittura dell’intero compendio della legislazione del lavoro. La nuova legge è anche difettosa sul fronte dei nuovi servizi nel mercato del lavoro: essa enuncia la necessità di un livello di efficienza nettamente superiore all’attuale, ma non delinea ancora con precisione il come raggiungerlo. Infine, sia per quel che riguarda la flessibilizzazione dei rapporti di lavoro regolari, sia per quel che riguarda il contrasto al precariato, questa legge è ancora troppo timida: c’è ancora molto da fare, su questo terreno.

 

(Paolo Nessi) 

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COMMENTI
14/09/2012 - In Germania cosa? (Moeller Martin)

In Germania la legislazione è ben diversa da quello che Lei afferma. Innanzitutto bisogna sapere che la contrattazione collettiva sindacale vale solo come contratto tra le parti firmatarie e non viene estesa per legge a tutti. Di fatto la applicano solo le grandi aziende. Tutti gli altri comuni mortali, siano essi artigiani, commercianti, studi professionali, aziende piccole e medie oltre a quelle grandi non iscritte alle organizzazioni di padronali, SE NE FREGANO della contrattazione collettiva! Per loro, da sempre e non solo dagli anni 2000, vale quanto segue: 1) Il rapporto di lavoro è La regolamentato per contratto civile tra azienda e lavoratore tramite la 'lettera di assunzione'. Oltre a questo valgono i criteri base fissati da leggi ordinarie dello stato. Queste sono poche, semplici ed estremamente stabili nel tempo e regolamentano cose come il versamento dei contributi, ferie minime, malattia, lavoro minorile, sicurezza ecc. Per far capire quanto siano minime basta considerare che la tredicesima non è obbligatoria. 2) Per 'liberarsi' di un dipendente vi sono 2 strade: il licenziamento o la semplice disdetta del rapporto di lavoro. Il licenziamento è una via ostica e si finisce in tribunale nella maggior parte dei casi. Invece la disdetta del rapporto di lavoro non può essere impugnata se non per motivi particolari (ad esempio categorie protette come portatori di handicap, palese discriminazione ecc.) e si risolve con un normale preavviso di un paio di mesi.