BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

STATUTO LAVORATORI/ Ichino (Pd): caro Monti, cominciamo a "riscrivere" la riforma Fornero

PIETRO ICHINO ci spiega come e perché, effettivamente, lo Statuto dei lavoratori ha contribuito, in parte, a provocare la frattura tra outsider e insider, tra lavoro tutelato e precariato

Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)Elsa Fornero e Mario Monti (Infophoto)

In fondo, ha detto ciò che in molti pensano; in seno al mondo accademico e politico, tra i datori di lavoro e i dipendenti e persino nell’universo sindacale. Era, tuttavia, abbastanza prevedibile che attribuire allo Statuto dei lavoratori qualsivoglia torto avrebbe fomentato un mare di polemiche. «Alcune disposizioni dello Statuto dei lavoratori, ispirate a un intento nobile di difendere i lavoratori, hanno determinato un'insufficiente creazione di posti di lavoro», ha dichiarato, ieri, Mario Monti, suscitando le immediate reazioni contrarie. Dalla Camusso (Cgil), che gli ha rinfacciato di non aver idee, ad Angelletti (Uil), che ha chiesto di andare subito al voto, passando per D’Alema, che ha rimproverato al premier una polemica inutile. La questione, ovviamente, non si esaurisce nello schierarsi in campi opposti tra chi è a favore e chi contro lo Statuto. Con Pietro Ichino, siamo entrati nel merito delle esigenze in ballo.

La frase, di per sé, pronunciata in una fase tanto delicata sotto il profilo occupazionale (si pensi alle proteste degli operai dell’Alcoa) non rischia di essere fraintesa e generare ulteriori tensioni?

Monti ha detto questa cosa in questo momento perché proprio in questo momento sta partendo l’iniziativa referendaria di SEL e IdV per l’abrogazione della nuova disciplina dei licenziamenti contenuta nella legge Fornero e il ritorno al vecchio articolo 18: un’iniziativa verso la quale una parte del Pd non nasconde le proprie simpatie. Monti ci avverte che questo ritorno all’indietro non farebbe bene al nostro mercato del lavoro. Del resto, anche i lavoratori Alcoa lo sanno bene: non è certo l’articolo 18 che potrebbe dare loro una sicurezza di lavoro per il prossimo futuro, mentre una legislazione più moderna e allineata ai migliori standard europei può favorire l’afflusso degli investimenti stranieri.

Nel merito: le risulta che, effettivamente, lo Statuto dei lavoratori abbia "determinato un'insufficiente creazione di posti di lavoro"?

Il vecchio articolo 18 ha sicuramente una responsabilità di primo piano nel dualismo del nostro mercato del lavoro: cioè nello sviluppo di un ampio segmento della nostra forza-lavoro in posizione di sostanziale dipendenza, ma esclusa dal rapporto di lavoro subordinato regolare. Negli ultimi tempi, soltanto due assunzioni ogni dieci, nel nostro mercato del lavoro, sono avvenute per rapporti in cui si applicasse il vecchio articolo 18. E già questa è un’ottima ragione a sostegno della riscrittura di questa norma. Ma un altro gravissimo nostro problema è costituito dalla chiusura ermetica dell’Italia agli investimenti stranieri; e a determinare questo effetto hanno fortemente contribuito, insieme ai difetti di funzionamento delle amministrazioni pubbliche e delle infrastrutture, anche il nostro sistema di relazioni industriali, la nostra legislazione del lavoro ipertrofica, illeggibile, non traducibile in inglese, gravemente disallineata rispetto al resto d’Europa.

Che peso hanno avuto i sindacati e la politica nel determinare queste scelte?


COMMENTI
14/09/2012 - In Germania cosa? (Moeller Martin)

In Germania la legislazione è ben diversa da quello che Lei afferma. Innanzitutto bisogna sapere che la contrattazione collettiva sindacale vale solo come contratto tra le parti firmatarie e non viene estesa per legge a tutti. Di fatto la applicano solo le grandi aziende. Tutti gli altri comuni mortali, siano essi artigiani, commercianti, studi professionali, aziende piccole e medie oltre a quelle grandi non iscritte alle organizzazioni di padronali, SE NE FREGANO della contrattazione collettiva! Per loro, da sempre e non solo dagli anni 2000, vale quanto segue: 1) Il rapporto di lavoro è La regolamentato per contratto civile tra azienda e lavoratore tramite la 'lettera di assunzione'. Oltre a questo valgono i criteri base fissati da leggi ordinarie dello stato. Queste sono poche, semplici ed estremamente stabili nel tempo e regolamentano cose come il versamento dei contributi, ferie minime, malattia, lavoro minorile, sicurezza ecc. Per far capire quanto siano minime basta considerare che la tredicesima non è obbligatoria. 2) Per 'liberarsi' di un dipendente vi sono 2 strade: il licenziamento o la semplice disdetta del rapporto di lavoro. Il licenziamento è una via ostica e si finisce in tribunale nella maggior parte dei casi. Invece la disdetta del rapporto di lavoro non può essere impugnata se non per motivi particolari (ad esempio categorie protette come portatori di handicap, palese discriminazione ecc.) e si risolve con un normale preavviso di un paio di mesi.