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STATUTO LAVORATORI/ La "vendetta" di Monti su sindacati e Parlamento

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Ecco allora che lo stesso licenziamento per giustificato motivo oggettivo, fin dalle origini della riforma il tema più controverso e discusso, vede rientrare dalla finestra ciò che sembrava essere uscito dalla porta: unitamente a nuove ipotesi di reintegra, qualora il licenziamento per motivo oggettivo sarà valutato “manifestatamente infondato” dal Giudice, pare non senza problemi e incertezze interpretative, anche il licenziamento per inidoneità fisica e psichica viene espressamente sanzionato con la reintegra sebbene formalmente riconducibile al giustificato motivo oggettivo.

Nonostante le criticità accennate, va invero altresì rammentato che elemento di certa utilità previsto dalla recente riforma è rappresentato dalla limitazione, espressamente prevista, delle conseguenze indennitarie del licenziamento illegittimo, spesso connesse alla lungaggine dei procedimenti giudiziali, e ora individuate dal legislatore in minimali e massimali che, sebbene ancora soggetti alla discrezionale (benché motivata) valutazione giudiziale, possono consentire ai datori di lavoro l’individuazione di un massimale di rischio utile anche in fase transattiva.

Detto questo, proprio alla luce delle parole del Premier, è evidente non solamente quanto la Riforma Fornero non abbia soddisfatto in pieno l’esecutivo, ma anche, conseguentemente e in vista di un nuovo iter concertativo per la crescita, quanto Monti stia iniziando a rendere più solida la posizione del suo governo, forse in precedenza un po’ debole, anche per l’inesperienza dei tecnici prestati alla politica.

Certo è che qualche rigidità di troppo forse è stata introdotta dalla stessa Riforma.

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