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Lavoro

IDEE/ I nuovi "stipendi" per far ripartire il lavoro

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In prima battuta, siamo in grado di verificare se la maggiore produttività in terra tedesca sia da imputare davvero alla curva retributiva: lì, anzitutto, diversa è la logica contrattuale, la quale, assieme agli investimenti tecnologici, garantisce una maggiore competitività e quindi una maggiore capacità di lavoro. Senza dimenticare le maggiori retribuzioni, per cui un lavoratore tedesco a fine carriera, considerata la curva, guadagna comunque come o più di un lavoratore italiano all'apice della carriera. Come ha ricordato Massagli, questo "modello, comunque minoritario tra le imprese, è dovuto alla lungimiranza degli accordi sindacali, più che dall'invasione della legge". Un altro modo per dire: l'economia sociale di mercato, capace di andare oltre la logica dello scontro continuo tipico di parte della cultura sindacale italiana (la mistica della "lotta"), è la via d'uscita che anche l'Italia dovrebbe seguire per uscire dalla crisi, come forma avanzata di "concertazione", come "cultura della solidarietà" in concreto.

Resta poi il rilievo: coloro che sono stati penalizzati dalla riforma delle pensioni rischiano di essere penalizzati anche per il calo della retribuzione degli ultimi anni di lavoro, sapendo invece che le famiglie stanno diventando sempre più la vera frontiera del welfare. Ma poi altre considerazioni andrebbero sottolineate. Pensiamo al ruolo dei "maestri del lavoro", cioè ai lavoratori più anziani come portatori di esperienza, nel senso dell'impresa come luogo sì di lavoro, ma anche educativo di apprendimento del valore-lavoro, cioè ambiente formativo, di "formazione continua", come mix tra continue novità e metabolizzazione qualitativa delle relazioni.

Il concetto di "produttività" va perciò rivisto, anzitutto in termini qualitativi, motivazionali, di gusto dell'intrapresa. Il che ci porta all'ultimo suggerimento di Massagli: "Riattivare il premio di produttività" in termini di "detassazione di quelle parti di salario legate a incrementi di produzione che l'attuale governo, per motivi di contenimento della spesa, ha ridimensionato". Una scelta importante, perché punta a valorizzare il rapporto tra impresa e lavoratori in termini qualitativi, forieri di progettualità positiva attraverso la condivisione e la solidarietà, con "nuovi meccanismi retributivi senza mettere i lavoratori uno contro l'altro".

Resta lo scoglio più duro: rompere l'automatismo dell'anzianità di servizio come unica prospettiva salariale, per interventi capaci di andare al cuore della forma economica di convivenza, cioè il valore-persona, vista nelle sue relazioni, competenze, disponibilità. Il pubblico impiego, su questo piano, andrebbe totalmente rivisitato.