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IDEE/ I nuovi "stipendi" per far ripartire il lavoro

Un'idea per ridare fiato al portafoglio dei lavoratori senza assumere acriticamente modelli teutonici e penalizzare così altre categorie come giovani e anziani. Di GIANNI ZEN

(Infophoto) (Infophoto)

La crisi del lavoro, i continui dati sui disoccupati, inoccupati, su quelli che non cercano più lavoro, che sono in cassa integrazione, o sottoccupati, che non hanno un lavoro sufficiente per arrivare a fine mese: sarà un autunno drammatico, è l'allarme di Luigi Angeletti. Le scelte del governo le conosciamo: dal "salva Italia" al "cresci Italia", dal "semplifica Italia" al decreto sviluppo. Ma sappiamo anche che le ricadute hanno bisogno di tempo, ha ricordato lo stesso Monti. È una politica dei "piccoli passi", forse non sufficiente, visti i problemi aperti. Perché in gioco c'è quell'equità intergenerazionale che è la vera sfida positiva tutta ancora da giocare.

Non basta, dunque, la riforma Fornero, fatta di apprendistato, agevolazioni per l'assunzione di giovani e donne, limitazione dei contratti "usa e getta", accesso alle indennità di disoccupazione più ampie. Il ministro Fornero, in diversi interventi, ha offerto un'ultima ricetta: "Ci sono rigidità per cui la retribuzione cresce sempre, ma non la produttività. Una crescita per la quale i lavoratori anziani finiscono con il costare troppo a fronte di una produttività discendente. Si tratta, chiarisce la Fornero, di correggere questo meccanismo e di prevedere la possibilità di impiegare i lavoratori anziani senza espellerli dal ciclo produttivo". Questa proposta ha trovato di recente un puntuale commento critico su queste pagine da parte di Emmanuele Massagli. Vista l'importanza e la conferma di questo proposito riformatore da parte dello stesso ministro, penso valga la pena riprendere l'argomento.

La Fornero in realtà si rifà alla curva retributiva presente in Germania e in Gran Bretagna, una curva con la forma di una U rovesciata: all'inizio carriera basse retribuzioni, con un picco verso i 35-40 anni, età di massima professionalità e quindi di massima produttività, con una progressiva, poi, decurtazione con l'avanzare degli anni e quindi della capacità produttiva. In Italia, invece, non abbiamo curve, ma solo una linea retta verso l'alto, con l'anzianità di servizio, cioè, come unico criterio di progressione di carriera, all'interno della stessa mansione. Quindi un criterio solamente anagrafico, totalmente sganciato dalla professionalità. Secondo la Fornero, questo sistema va cambiato per un motivo, sostanzialmente: per innescare una flessibilità secondo professionalità, anche tenendo presente la riforma delle pensioni che costringe a una maggiore permanenza al lavoro.