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Lavoro

DISOCCUPAZIONE/ Del Conte (Bocconi): così gli errori del governo lasciano i giovani a casa

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In che modo allora rimediare a questa visione?

 

Credo che in questa fase che si sta aprendo di nuovo confronto con i sindacati ci sarà un po' più di realismo, e spero che anche il Governo capisca come sia necessario un sapiente uso di tutti gli strumenti, anche quelli flessibili. Il problema vero sono gli abusi: reprimere il cattivo uso dello strumento, ma non eliminare lo strumento in sé.

 

Confindustria chiede al Governo maggiore impegno per la produttività e quindi per l'occupazione. Tra le altre cose si parla di eliminazione del cuneo fiscale per le imprese che coinvolgono i lavoratori.

 

Anche qui sottolineo il fatto che questo Governo ha preso purtroppo nei mesi scorsi una decisione proprio sbagliata.

 

Quale?

 

Quella che ha in sostanza ridotto la contribuzione per i salari di produttività. In qualche modo, presi da una furia di tagli ai costi orizzontali, si è pensato di tagliare anche qui. Questo secondo me è stato un errore sotto tutti i profili, non solo perché questo reprime la capacità delle imprese di aumentare la produttività che è il vero problema e quindi di incidere negativamente su occupazione e redditi, ma anche perché alla lunga incide sulle tasse dell'erario.

 

Si spieghi, professore.

 

Se si sgravano gli aumenti di produttività noi alla fine avremo anche un aumento del gettito contributivo. Questo è un risultato che richiede un po' di tempo, ma d'altro canto non si può pensare di fare una politica che incida nel giro di tre mesi, con l'ossessione di avere i conti sotto controllo ogni tre mesi. Bisogna fare una politica meno miope più indirizzata al futuro, fare qualche sacrifico oggi ma nella prospettiva di aumentare produttività e gettito contributivo. E' necessario oggi investire soldi, è necessario che lo Stato sposti delle risorse verso il lavoro attraverso delle significative riduzioni del cuneo fiscale.

 

Dunque la riduzione del cuneo fiscale può essere una strada giusta?

 

Sì, ma che siano riduzioni non indiscriminate, ma indirizzate innanzitutto al mercato dei giovani. E che poi siano rivolte all'incremento di produttività. Gli studi fatti in questo senso sono abbastanza univoci nel vedere in uno o due anni un aumento del gettito fiscale oggettivo sei si procede in questo modo, quindi una manovra che si paga da sé.

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