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Lavoro

Sicurezza e formazione. Le agenzie accompagnano la vita dei dipendenti

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Il lavoro a tempo gestito dalla Agenzie, viceversa, oltre ovviamente a tutte le tutele del lavoro dipendente, offre al lavoratore un prezioso supporto – sia di orientamento professionale che contrattuale – all’inizio della relazione con l’azienda e un ancor più importante sostegno durante il rapporto lavorativo, arrivando al punto di offrire al dipendente varie opportunità di sviluppo personale, anche attraverso momenti di formazione ad hoc, volti ad accrescere la sua employability nel tempo e addirittura in alcuni casi a dare continuità al rapporto attraverso la stabilizzazione del contratto a tempo indeterminato. Il supporto al lavoratore preso in carico dalle Agenzie non finisce, inoltre, nel momento in cui viene impiegato presso il cliente, ma al contrario continua, in ottica win win, nel reciproco interesse di potergli offrire una nuova collocazione successiva.

Malgrado questo evidente differenziale di security, fino ad oggi le parti sociali – sindacati, associazioni, istituzioni – non hanno mai voluto considerare adeguatamente il diverso e maggior valore introdotto dalla capillare presenza sul territorio delle Agenzie per il Lavoro. Oggi appare persino paradossale, ma si è sempre sostenuto che un lavoratore a termine direttamente assunto, ad esempio, da Fiat, potesse godere di opportunità e diritti superiori a quelli che una ApL sarebbe stata in grado di garantirgli. E questo strano modo di guardare alla realtà risulta ancor più incomprensibile se si pensa alle migliaia di piccole e piccolissime aziende che non hanno né le competenze, né tantomeno il tempo da dedicare alle politiche del personale nella gestione dei loro lavoratori.

Da questo punto di vista va detto che la Riforma, anche senza eccessivi squilli di tromba, sembra però, per la prima volta, aver sovvertito queste radicate convinzioni: ad un attento sguardo complessivo alle norme varate, va in effetti dato atto al ministro Fornero di aver contribuito notevolmente in tal senso.

Come? Rendendo molto più difficile la reiterazione dei contratti a tempo determinato,  mantenendo rigidità nelle proroghe, limitando la lunghezza del rapporto a tempo determinato a 36 mesi – prima di incorrere nell’obbligo di stabilizzare il lavoratore – ed elevando il costo dello strumento con l’addizionale Aspi – che non incide invece nei contratti di somministrazione – la Riforma ha di fatto implicitamente ribaltato il regime di convenienza a favore dei contratti di somministrazione, confermando finalmente in tal modo il principio della primarietà della somministrazione come forma migliore di flexicurity rispetto al “normale” contratto a tempo determinato.

Tutto ciò è così vero che oggi, incredibilmente, sembrano esserci le condizioni per trasformare questo messaggio implicito, quantomeno non negativo nei confronti della somministrazione, in una indicazione positiva, caratterizzando così ulteriormente la somministrazione come lo strumento chiave per la gestione della flessibilità in entrata.

Ci sembra infatti che la Riforma sia portatrice di un messaggio di fondo che, se correttamente intrepretato, può davvero dare una svolta importante al mercato del lavoro nel nostro Paese: oltre a voler infatti condurre il più possibile le aziende ad utilizzare i contratti a tempo indeterminato quale forma stabilizzante per i lavoratori – fatto, questo, certamente auspicabile, anche se da accompagnare probabilmente con qualche ulteriore ritocco alla flessibilità in uscita – il legislatore sembra aver voluto indicare la necessità che ogni contratto venga utilizzato per uno scopo specifico e funzionale al mercato. Tre sembrano infatti essere le scansioni possibili: l’apprendistato, per inserire i giovani nel mondo del lavoro, così da ridurre il disallineamento scuola-lavoro e offrire loro la possibilità di un successivo impiego a tempo indeterminato; il contratto a termine, per  specifiche esigenze di lunga durata o per effettuare un periodo di prova con tempi sufficientemente lunghi, utili solo in determinati casi; il contratto di somministrazione, per corrispondere alle esigenze di flessibilità – sempre più caratterizzanti l’economia globalizzata – che le aziende devono poter attivare, quando occorre, attraverso partner qualificati come le agenzie per il lavoro.

Questa sembra essere la strada maestra da seguire. E proprio di chiare strade maestre, il più possibile condivise, il nostro Paese ha bisogno per intraprendere quella traversata del deserto che lo attende e che, sola, può permettergli di uscire dallo stato depressivo in cui si trova.

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