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FIAT/ Bonanni (Cisl): Marchionne e Fiom, rischiano 500.000 lavoratori

Raffaele Bonanni (Infophoto) Raffaele Bonanni (Infophoto)

Quegli accordi sono stati fatti perché c’era in ballo la resurrezione delle due aziende di Pomigliano e Grugliasco, che ha riportato le persone al lavoro con nuovi investimenti e nuovi impianti. Credo che chiunque nel mondo riterrebbe questi accordi positivi, non sono tali solo per chi si è opposto e per coloro che per ragioni commerciali o politiche hanno convenienza ad opporsi, ragioni coagulate in un posizioni che rasentano l’autolesionismo. Naturalmente la Fiat ha le sue responsabilità, ha un linguaggio un po’ rude che sarebbe meglio rivedesse… ma la sostanza è questa.

 

Quindi non si tratta di un bluff di Marchionne per spaccare l’unità del fronte confederale…

 

E’ tutta retorica priva di alcun di significato… figuriamoci se una multinazionale vuole spaccare l’unità sindacale… per la verità - come si vede - è una parte, in questo caso del sindacato metalmeccanico, che costantemente spacca il sindacato perché non riconosce neanche gli esiti dei referendum, delle azioni e delle verifiche di maggioranza del settore metalmeccanico.

 

Secondo lei l’industria automobilistica in Italia avrà un futuro?

 

Noi possediamo know how e professionalità, possediamo un indotto molto vasto e cultura dell’auto da più di un secolo. Siamo stati ottimi costruttori di automobili, di motocicli, di motori d’aereo e quindi nessuno può sottovalutare questo tesoro di sapienza ed esperienza. E’ chiaro che la produttività in Italia intesa come esito qualitativo importante della produzione, in questo caso di automobili, interesserà sempre gli investitori e soprattutto la Fiat che ha un suo legame con il paese, pur essendo diventata, fortunatamente per tutti, una multinazionale. Se la Fiat non avesse fatto questa operazione di rafforzamento sarebbe morta, come sono morte tutte le imprese che non hanno fatto alleanze per rafforzare la propria rete commerciale in economia di scala, unico modo per reggere concorrenze spietatissime soprattutto dell’estremo oriente.

 

Angeletti ha parlato di 1000 posti di lavoro in meno al giorno… che autunno ci aspetta per il lavoro e l’occupazione?

 

Se non si pone mano ai fondamentali e alle leve che spingono gli investitori italiani ed esteri ad essere rassicurati, la situazione sarà sempre peggiore. Siamo un paese manifatturiero importante, secondi solo alla Germania, e abbiamo un comportamento che non ne tiene conto. Quest’economia reale è stata in Italia un player importantissimo su scala mondiale, e produce prodotti apprezzatissimi dai mercati: non a caso quest’anno abbiamo avuto una crescita di 3 punti in percentuale sulle esportazioni, mentre purtroppo abbiamo un tracollo dei consumi interni e quindi un condizionamento forte di questi bassi consumi sulla realtà di produzione di beni e di servizi. Ricordo che le famiglie quest’anno hanno contratto circa del 3,7% i loro acquisti. Quindi, occuparci delle nostra manifattura e della nostra economia reale è fondamentale, ma superando molti pregiudizi. I comportamenti della classe dirigente sono tali che lasciano trasparire una completa distanza tra quello che dovrebbero essere consapevolmente e quello che sono.

 

Cosa ne pensa dei casi Alcoa, Carbosulcis e Ilva?