BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

Il lavoro somministrato è la strada maestra per la buona flessibilità

(Infophoto)(Infophoto)

Chi scrive è convinto, a questo proposito, che il lavoro somministrato attraverso le agenzie per il lavoro - che operano tra l’altro in un sistema come quello italiano, ben regolamentato e sostenuto da un positivo dialogo sindacale e dalla bilateralità che ne è scaturita - costituisca un’ottima soluzione: non solo nell’assistere le aziende nella gestione dei lavoratori a tempo, ma sempre più anche nel supportare le persone sia durante che dopo gli incarichi lavorativi, con lo scopo di svilupparne l’employability e di offrire loro ulteriori possibilità di inserimento professionale. La somministrazione si configura così come la strada maestra della flessibilità sicura, in grado di scalzare via via le varie forme spurie - come ad esempio la varie modalità di lavoro autonomo impropriamente utilizzate - riducendo l’impatto devastante dei surrogati a basso costo del lavoro dipendente, ma anche ponendosi come una soluzione migliore del più strutturato e “normale” contratto a tempo determinato, che tende a favorire lo sfruttamento delle competenze del lavoratore e non il loro sviluppo.

L’utilizzo delle agenzie consentirebbe in tal modo di affrontare integralmente le esigenze delle parti in gioco. Ma se le cose stanno così, una valida proposta potrebbe allora essere quella di indicare tre principali strumenti per la gestione della flessibilità in entrata: la somministrazione come strada maestra, in grado di garantire la migliore flexicurity possibile anche nella fase di ingresso o reingresso nel mondo del lavoro;  l’apprendistato, inteso come la via normale di inserimento professionale stabile dei giovani - e su questo tema, a onor del vero, qualche sforzo di comunicazione e qualche passo avanti è stato fatto, se non altro consentendo alle agenzie di farsene carico e di somministrarlo direttamente -; infine il contratto a tempo determinato, che può assolvere efficacemente al compito di gestire missioni per progetti non reiterati (ad esempio il lavoro stagionale) e  consentire adeguati periodi di prova finalizzati ad un inserimento a tempo indeterminato.

Una proposta, questa, che sembrerebbe convincere tutti. Ma allora perché non portarla avanti insieme, sindacati, associazioni datoriali ed operatori di settore?

Il governo stesso, se avesse il coraggio di indicare nella somministrazione non solo un valido strumento ma anche la strada maestra per la flessibilità in entrata, avrebbe la grande chance di aggiungere ad una riforma che appare un po’ cupa un messaggio fortemente positivo; meglio ancora se sviluppando, attraverso ulteriori incentivi normativi ed economici, lo spazio per una più rapida ed efficace diffusione di questo istituto, che potrà essere così decisivo per costruire la buona occupazione nel nostro Paese.

© Riproduzione Riservata.