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Lavoro

IMPRESE/ L'allarme di Squinzi: stiamo morendo di fisco

Il presidente di Confindustria lancia un grido di allarme dicendo che le imprese stanno morendo per il troppo carico fiscale. E' disposto a rinunciare agli incentivi statali

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Il presidente di Confindustria Squinzi parlando oggi durante un convegno della Lega a Torino ha lanciato un drammatico grido di aiuto nei confronti del governo. Le imprese stanno morendo, ha detto, uccise dalla pressione fiscale. Per uscire da questa situazione ha detto di essere disposto a rinunciare agli incentivi fiscali pur di avere uno sgravio sule tasse. "Sono il primo a dire toglietele in cambio di una sensibile riduzione del carico fiscale" ha detto, spiegando che in Italia si ha una pressione fiscale sulle imprese pari al 57% mentre in Germania è del 37%. Si è poi scagliato contro l'Irap che ha definito una tassa maledetta che colpisce chi mette più cervello nel suo lavoro. Sono già usciti diversi commenti autorevoli sul grido lanciato da Giorgio Squinzi. Il primo a parlarne è stato il ministro dello sviluppo Passera che ha detto di trovare le parole del presidente di Confindustria intelligenti. Stiamo già esaminando uno a uno tutti gli incentivi ha detto cercando di vedere se c'è un modo migliore per rendere più competitivo il sistema. Per Francesco Boccia del Pd le parole di Squinzi rievocano quanto il suo partito dice già da tempo: una ricetta da sempre indicata dal Pd, ma si chiede se Confindustria è davvero pronta a seguirla. "Fino ad oggi molte imprese, soprattutto nel settore dell'energia, dell'autotrasporto e dell'agri-industria, hanno fatto resistenza mentre il governo ha scelto fino ad oggi una strada diversa, tentando un riordino con il decreto sviluppo. Siamo alla vigilia del secondo decreto sviluppo e questa è un'occasione da non perdere" ha aggiunto. E' intervenuto anche Maurizio Lupi del Pdl che ha detto che la proposta di Squinzi è coraggiosa e va presa sul serio. Il governo deve preparare un decreto in questo senso. A propostio invece el Monti bis ha detto: "Non farei un discorso di Monti bis. Da italiano e da imprenditore mi auguro che un paese di 60 milioni di persone, la settima-ottava economia al mondo, sia capace di esprimere con un voto popolare un governo capace di governare".