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IL CASO/ Quel "regalo" che fa aumentare la produttività del lavoro

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Nelle organizzazioni il donatore di conoscenza e di informazioni coltiva dei valori che lo portano a pensare che il donare, per esempio il proprio know-how o quello che non è scritto nei manuali, ma che è l’atteggiamento per vivere meglio il lavoro, rappresenti una necessità per lo sviluppo del gruppo di lavoro e della comunità aziendale. D’altra parte molti comportamenti sono contagiosi ed è quindi auspicabile che vengano sempre più attivati quelli orientati al benessere per tramite della generosità e dei comportamenti solidali. Infatti, solo con la cooperazione di tutti si potranno formare “stormi” in grado di auto-orientarsi con la massima sintonia verso obiettivi sempre più impegnativi.

Albert Eistein diceva “ricordo a me stesso che la vita è basata sulle fatiche di persone vive e non e che io devo fare il massimo per dare nella misura in cui ho ricevuto”. La generosità è dunque un atteggiamento, una forma di amorevolezza che ha in sé anche l’idea che i fattori riflessi di fiducia, se diffusi, possono migliorare la qualità della vita.

Se nel passato la parola genus significava comportamenti nobili e signorili derivati da agiatezza ed erogati a soggetti non abbienti, oggi nel contesto della knowledge driven economy, questo concetto va rivisto, se applicato al mondo del lavoro. Infatti, il “ricevente conoscenza” può essere lui stesso un agiato, magari un conoscitore di altri contesti, ma non di quello specifico richiesto in quel momento; quindi è auspicabile che il flusso di conoscenza possa sviluppare una circolarità di “fattori di generosità diffusa” intercambiabili e in grado di assicurare il costante sviluppo della persona e del bene comune.

Molte persone non percepiscono correttamente l’organizzazione nella quale lavorano e alcune volte sono disorientate; per queste tipologie di lavoratori vi è un’obiettiva difficoltà a vivere bene il proprio contesto aziendale e a coglierne le direzioni e gli umori; collocarsi e vedersi rispetto agli obiettivi complessivi dell’organizzazione  (concorrenza, efficienza, competitività) può essere problematico per molti, così come può risultare difficile implementare le proprie competenze. Tali criticità vengono sovente superate grazie all’intervento di “esperti di fatto”, ovvero quelle professionalità che hanno maturato soluzioni operative molto efficienti, a volte non riconosciute nelle competenze funzionali. Sono espressione di comportamenti individuali molto utili, “generosi”, che creano le condizioni per attivare network ed aiuti concreti.