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IL CASO/ 2. Castro (Pdl): la "bomba" dell'Alcoa prepara l'"inverno" dei sindacati

Una protesta dei lavoratori dell'Alcoa (InfoPhoto) Una protesta dei lavoratori dell'Alcoa (InfoPhoto)

Per queste formazioni, l’una o l’altra crisi sono solo un pretesto. Le loro sono operazioni artificiali, con cui è individuata un’area di frizione sociale nella quale si cerca quindi di infilarsi. Dal punto di vista macroeconomico l’Italia ha compiuto dei passi in avanti importanti verso il risanamento. Nei mesi prossimi però dovremo aspettarci alcune cadute di situazioni aziendali in crisi già dal 2008, che troveranno il loro conclusivo e drammatico compimento. Sul piano occupazionale non possiamo immaginare un 2012-2013 in netta ripresa. Anche se dei segnali positivi si coglieranno, ci vorrà del tempo prima che diventino un motore occupazionale capace di recuperare tutti i detriti di crisi accumulati nel quadriennio 2008-2012. Non pensiamo che la ripresa abbia subito una visibile e positiva influenza sul dato occupazionale e quindi sul clima sociale. Mi aspetto un tragitto ancora molto impervio.

 

Di fronte al clima sociale che lei ha descritto prima, quali sono le soluzioni che propone il Pdl?

 

Il Pdl è convinto che, dopo una fase di emergenza in cui giustamente il governo ha privilegiato l’azione solitaria della sua amministrazione, senza troppo preoccuparsi dei sindacati e della loro convergenza, è giunto il tempo di una serie di patti per la produttività, per il consolidamento occupazionale, per la partecipazione, che riannodino i fili del dialogo sociale. Grazie all’accesso al pensionamento anticipato, gli esercizi di ristrutturazione fino a un anno fa erano relativamente semplici. Dopo la riforma della pensioni, oggi diventano molto più difficili e vanno quindi trovati strumenti nuovi.

 

Quali in concreto?

 

Noi chiediamo al governo di intervenire sia in chiave regolatoria, sia attraverso l’introduzione anche in Italia dell’outplacement, cioè della ricollocazione professionale dei lavoratori in esubero. Occorre studiare forme per prevedere che il lavoratore anziano entri a tempo parziale, e che le ore che non fa più quest’ultimo siano svolte da un lavoratore giovane la cui assunzione sia agevolata e rispetto al quale il collega più esperto funga da tutor. Servono cioè strumenti nuovi per le aziende europee, abituate per 60 anni a fare ristrutturazioni con il prepensionamento. Vanno inoltre trovate delle forme di patti sociali per ridare competitività al sistema, per esempio con un patto sugli orari, in modo da rendere la settimana lavorativa italiana davvero omologata alle medie regolatorie dei Paesi europei.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
09/09/2012 - Una nota fuori tema (o no?) (Giuseppe Crippa)

Prima dei candelotti abbiamo avuto in televisione una serie di interviste con operai dell’Alcoa dal volto coperto con passamontagna. Anche i giornali, ovviamente, hanno – compreso questo – riportato le loro foto. Comprendo benissimo le ragioni (la paura di dover pagare eventuali illegalità commesse durante la protesta, la paura di ritorsioni padronali a vicenda finita e forse anche una tutela dell’identità nei confronti dei compaesani) che hanno portato questi operai ad indossare i passamontagna, ma non le condivido per nulla e ritengo sbagliata e pericolosa la “complicità” degli organi di comunicazione, gli stessi che sostengono – giustamente – l’illiceità e la barbarie dell’uso del burqa.