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Lavoro

REFERENDUM ARTICOLO 18/ L’avvocato: troppe inesattezze non rimedieranno ai pasticci della Fornero

Antonio Di PietroAntonio Di Pietro

Gli aspetti problematici sono numerosissimi. In primo luogo sono relativi a questioni di carattere sostanziale, riguardanti la differenza tra le varie fattispecie nelle quali vi sono reintegro in forma più pesante o più leggera, o indennità senza reintegro. I commentatori hanno evidenziato come sia estremamente difficile distinguere quale soluzione vada adottata. La riforma Fornero afferma per esempio che nei casi di licenziamento disciplinare c’è reintegro “solo quando il fatto è punito con una sanzione conservativa da parte del contratto collettivo, oppure il fatto non sussiste”.

Che cosa significa questa formulazione?

Sembrerebbe che rientri in questa casistica la fattispecie di un lavoratore accusato di avere rubato, ma che in realtà non ha commesso nessun furto. In realtà è stato dimostrato come una simile interpretazione comporterebbe effetti del tutto irrazionali. Si è quindi giunti alla conclusione che la norma si riferisce non tanto all’inesistenza dell’atto commesso dal lavoratore, come il rubare, ma all’insussistenza di un fatto qualificabile come illecito giuridico. Inoltre quando c’è un licenziamento per motivo economico manifestamente infondato, ciò dà luogo a reintegro, quando invece il motivo è infondato ma non in modo manifesto, si dà luogo all’indennità. Da questo punto di vista i giudici saranno obbligati a utilizzare poteri discrezionali amplissimi, e quindi se si voleva dare certezza sulle varie fattispecie sul reintegro, certamente la riforma Fornero non è riuscita a farlo.

 

(Pietro Vernizzi)

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