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Lavoro

ELEZIONI/ Le domande sul lavoro per la campagna elettorale

La protesta degli operai del'IlvaLa protesta degli operai del'Ilva

Probabilmente risulta comodo e politicamente corretto continuare a parlare di flessibilità in entrata e flessibilità in uscita, ma di fronte a questioni più rilevanti non possiamo mettere la testa sotto la sabbia. La vicenda dell’acciaieria di Taranto, piuttosto che il polo energivoro del Sulcis Iglesiente in Sardegna, accanto alle filiere produttive dei diversi distretti (dal made in Italy alla componentistica auto), non da ultimo il binomio edilizia-arredo: potremmo continuare in questo elenco,  ma alla fine scopriremmo che la questione non riguarda le regole ma la continuità o l’esistenza dei soggetti imprenditoriali disposti a scommettere sui fattori produttivi presenti e in divenire.

E se i soggetti imprenditoriali si dovessero intravedere, come strada alternativa nei casi di dismissioni annunciate, che cosa farebbero le Istituzioni, private e pubbliche, per sostenere tali volontà di intraprendere? Quale ruolo e responsabilità si assumerebbero le istituzioni del credito? Quali innovazioni e deroghe (da richiedere con forza alle istanze superiori) sarebbero disposti ad assumersi gli Enti Locali, al fine di agevolare e velocizzare le procedure amministrative e autorizzative? Quali patti in deroga (temporanei, limitati e definiti nelle singole aree economiche e normative) sarebbero disposti ad assumersi le Parti Sociali territorialmente competenti? Alle domande occorrono risposte, che competono a coloro che si forgiano il diritto di essere classi dirigenti, allargate e a tutti i livelli.

Dai diversi punti di osservazione emerge un 2013 carico di incertezze e forse di ulteriori aggravamenti della dinamica del lavoro; questo è ciò che appare cercando di indagare, in questi primi giorni dell’anno, le realtà dove le attività produttive risultano essere ancora i motori dell’economia. Dalle campagne elettorali dei prossimi giorni, quelle per le elezioni politiche e quelle per le elezioni nelle regioni dove si vota, vorremmo sentire qualche parola di maggiore responsabilità verso la questione sociale e del lavoro, consapevoli che alla politica si chiede (come al resto delle classi dirigenti, comprese quelle accademiche) di dare risposte credibili e realistiche e non solo appelli morali (che forse competono ad altre “agenzie”).

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