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ELEZIONI/ Le domande sul lavoro per la campagna elettorale

Per FIORENZO COLOMBO, la questione non riguarda le regole ma la continuità o l’esistenza dei soggetti imprenditoriali disposti a scommettere sui fattori produttivi presenti e in divenire

La protesta degli operai del'Ilva La protesta degli operai del'Ilva

Recentemente, anche su queste pagine, ho avuto modo di ritrovare taluni interrogativi che spesso animano il dibattito sulle vicende del lavoro nel nostro Paese. Parlo di interrogativi in quanto un atteggiamento di onestà intellettuale, oltre che di buon senso, dovrebbe consigliare un approccio teso a osservare la realtà, cercando di scoprire i diversi elementi e fattori che condizionano la questione lavoro, cuore della questione sociale. Una attenta osservazione non può che far emergere problemi, domande e richieste di approfondimento, prima ancora che la riproposizione di ricette astratte, quasi sempre fondate sulla questione delle regole.

Il mondo sindacale, in particolare, essendo proiezione e nel contempo rappresentante (seppur parziale) dei diversi mondi del lavoro presenti nel nostro Paese, appare tuttavia diviso nelle proprie valutazioni, figlie di analisi che, spesso, sono viziate dalle preoccupazioni di natura politico-organizzativa interne, in rapporto ai propri assetti di potere dei gruppi dirigenti e alla necessità di mantenere dinamiche e dialettiche entro i limiti dei propri recinti. La perenne diatriba tra la Fiom (e i sindacati che essa è in grado di condizionare) e la Cgil dimostra che posizionamenti, decisioni e iniziative sono assunti in funzione delle questioni interne, più che come effetto di una aderenza alle dinamiche reali. E la questione, con tutti i distinguo del caso, degli interessi in gioco e dei “pesi” politico-organizzativi, riguarda tutte le grandi organizzazioni, comprese quelle che rappresentano i datori di lavoro (come l’elezione di Giorgio Squinzi in Confindustria ci ha dimostrato).

E invece avremmo bisogno di rappresentanze del lavoro che sappiano indicare percorsi virtuosi, strade da intraprendere, patti duraturi nel tempo, sperimentazioni coraggiose da monitorare: un mix di strumenti e di dinamiche contrattuali che impegnino le rappresentanze in comportamenti tesi a suscitare e sostenere investimenti, imprenditorialità diffusa, voglia di intraprendere, pari dignità tra competitività delle imprese e occupabilità delle persone, attenuazione della spesa corrente e incremento della spesa in conto capitale (infrastrutture e grandi opere pubbliche). Cosa intendiamo con tutto ciò?