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Lavoro

ARTICOLO 18/ Morando (Pd): tra Ichino e Damiano esiste una “terza via”

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In reatà, Ichino afferma che man mano che i rapporti di lavoro si consolidano, crescano le tutele, fino a giungere all’impossibilità sostanziale di licenziamento; lo si farebbe costare talmente caro da far sì che siano gli stessi imprenditori non abbiamo alcuna intenzione di liberarsi dei propri dipendenti. Sostenere che la proposta di Ichino sia volta a rimuovere qualunque tutela è un modo propagandistico per descriverla.

Lei, in ogni caso, cosa suggerisce?

Nell’ambito di un insieme di misure volte a favorire il lavoro a tempo indeterminato, deve rientrare anche l’innalzamento del costo della precarietà. Ma non è l’unica soluzione. Anche l’ipotesi secondo cui tutti i contratti debbano essere a tempo indeterminato, con un sistema di tutele crescenti nel tempo - e che mi vede, personalmente, molto favorevole - non può essere l’unica. Probabilmente, sarebbe opportuno sperimentare meccanismi che contemperino le due soluzioni, applicandoli, magari, a particolari settori o in certe Regioni per capire, nel tempo, che effetti producono. Non dimentichiamo che in questa campagna elettorale mi pare che si stia trascurando una cosa fondamentale.

Cosa?

Il sostegno, sia di tipo fiscale che regolatorio, ai contratti di secondo livello. Il governo, per esempio, ha assegnato una delega per regolamentare le forme di partecipazione dei lavoratori all’impresa e, in campagna elettorale, sarebbe bene esplicitare come si intende esercitarla. Credo che la migliore strada potrebbe consistere nella partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa. Una pratica che, se largamente diffusa, potrebbe contribuire notevolmente al rilancio della produttività.

 

(Paolo Nessi)

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