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ELEZIONI/ Le cinque domande sul lavoro che valgono un voto

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3. Regole e mercati(“Per ragioni contabili vengono diminuiti i posti letto negli ospedali, vengono chiusi i tribunali, la P.A. ritarda i pagamenti per le consulenze. Intanto le professioni garantiscono con la loro attività sussidiaria il funzionamento del Paese. Ma libere professioni sono un ostacolo al mercato?”): le libere professioni esprimono l’operato diretto dei cittadini che vi fanno parte ai fini del funzionamento del sistema-Italia. I mercati possono solo trarre giovamento dai contributi dei privati, soprattutto quando la contabilità dello Stato e la sua burocrazia da riformare rallentano il progresso. Per questo è giusto domandarsi quale sia la regolazione più adatta a tale scopo, quali le regole capaci di dare al lavoro la forza di migliorare il mercato.

4. Sviluppo (“Contenere la spesa senza una seria programmazione delle politiche per lo sviluppo impoverisce il Paese senza garantire un futuro ai giovani. Tante le mancate riforme ma che è necessario fare. Da dove partire?”): è sacrosanto misurare l’efficacia e la correttezza di una politica di spending review solo in considerazione dello sviluppo a cui essa può portare, perché il risparmio fine a se stesso può rischiare di portare a eccessi che non premiano nessuno in termini di servizi e di welfare. E in quanto giovane sarei pronta a sopportare ogni tipo di sacrificio di tipo tributario o economico in senso lato solo se lo percepisco come volto a uno strutturale progetto di benessere del Paese.

5. Giovani. (“Fino a questo momento per i giovani ci sono state o dichiarazioni di principio o iniziative-bluff come le srl a un euro. Quali le iniziative concrete per dare occasioni ai giovani?”): non vorrei ripetermi, ma non c’è persona contraria all’affermazione per cui il futuro di una società sta nei suoi giovani. Cosa vogliamo fare quindi noi giovani? Io vorrei impegnarmi tanto e senza risparmiarmi in ogni iniziativa seria che la classe politica saprà predisporre e per questo attendo di leggere le risposte che i consulenti otterranno in questo confronto elettorale.

Teniamo gli occhi bene aperti e non fermiamoci a una competenza superficiale, tanto nella nostra formazione professionale quanto in quella politica; e ringraziamo i consulenti del lavoro per strumenti semplici come queste cinque domande, che devono orientare le nostre scelte in modo ineludibile. Per chi non lo sapesse, l’espressione redde rationem nasce proprio in materia di scelta dei propri amministratori (Vangelo di Luca, 16,2) e questo è quello che siamo chiamati a fare con coscienza oggi come sempre.

 

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