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FIAT/ Uliano (Fim-Cisl): i 2mila "esuberi" a Pomigliano? Un’operazione mediatica di Landini

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Quando la maggioranza dei lavoratori sottoscrisse l’accordo che consentì a Fiat di rilanciare lo stabilimento, la Fiom diede vita a delle azioni legali per impedirne l’applicazione. La Fiat, a quel punto, per mettere in sicurezza l’accordo, dovette costituire la nuova società.

Questo che effetti ha prodotto sulle tutele per i lavoratori?

Sulla carta, si procedette a una chiusura aziendale. L’accordo successivo di cassa integrazione, quindi, ha dovuto sottostare ai limiti imposti dalla legge. Non più di due anni quindi. Se, invece, si fosse proceduto con ristrutturazioni e riorganizzazioni, si sarebbe potuto ipotizzare anche 3 o 4 anni di cassa integrazione. In certe aziende, si arriva anche a sei.

Nessun esubero, quindi?

No, lo ribadisco: in quel verbale ci siamo limitati a riconoscere che Fiat, considerando la situazione del mercato e la difficilissima congiuntura economica, non sarà in grado di ricollocare i restanti 1400 entro i termini previsti. Affermare che non ci siano le condizioni per dare lavoro a tutti significa semplicemente rendersi conto di come stanno le cose. Noi non abbiamo mai parlato di esuberi, ma, al contrario, abbiamo cercato di dare lavoro anche a quei 1400. Quella di Landini è una semplice operazione mediatica e propagandista.

Come state cercando di ovviare alla situazione?

Stiamo chiedendo a Fiat di ideare una soluzione che consenta di individuare un’ulteriore periodo di cassa integrazione ed evitare i licenziamenti, in modo da potter cogliere le opportunità che si determineranno sul mercato in futuro.  

 

(Paolo Nessi)

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