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Lavoro

IL CASO/ Forte: l’Agenda Camusso prepara una "fuga" dall’Italia

Tra pochi giorni il segretario Cgil Susanna Camusso presenterà a Roma il suo “Piano del Lavoro”, un pacchetto di misure per favorire occupazione e crescita. Ne parliamo con FRANCESCO FORTE

Susanna Camusso (Infophoto)Susanna Camusso (Infophoto)

Finalmente anche Susanna Camusso ha la sua Agenda. Tra pochi giorni, il segretario generale della Cgil presenterà a Roma il suo “Piano del Lavoro”, un pacchetto di misure da proporre al prossimo presidente del Consiglio (ma in particolare a Bersani) con cui dare, in teoria, una soluzione ai maggiori nodi ancora da sciogliere di questa campagna elettorale. In una recente intervista rilasciata a Il Foglio, la Camusso snocciola a grandi linee i contenuti della propria Agenda, a cominciare da “un piano da circa 50 miliardi di euro all’anno” con cui “far crescere il Pil del 3,1% nei prossimi tre anni e, sulla base delle proiezioni econometriche commissionate al Cer e considerando i parametri inseriti, la disoccupazione potrebbe tornare ai livelli pre-crisi entro il 2016, e quindi intorno al 9%”. 40 di questi 50 miliardi, spiega il numero uno della Cgil, “possono arrivare da una patrimoniale, ovvero da una tassazione progressiva sui patrimoni che partono da un milione di euro l’anno, e dal recupero dell’evasione fiscale". Gli altri 10, invece, “si possono trovare attraverso un mix composto di tagli ai costi della politica, riordino della Pubblica amministrazione e un utilizzo più intelligente e lungimirante delle risorse previste dai fondi strutturali europei”. Questa cifra andrebbe però sommata ai 45 miliardi di manovra che il nostro Paese sarà costretto ad affrontare dal 2014 per rispettare i vincoli del Fiscal compact, per un totale di quasi 100 miliardi di euro l’anno. Ma, ovviamente, la Cgil ha già pronto un asso nella manica: “Credo che sia arrivato il momento che il nostro Paese, insieme agli altri che fanno parte dell’Unione europea, formalizzi alla Bce una richiesta di mutualizzazione del 20% dei debiti pubblici europei”. In parole povere, la Banca centrale europea dovrebbe farsi carico di quella quota di debito per ogni Paese membro. Una richiesta assurda? Secondo Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, contattato da IlSussidiario.net, assolutamente sì. «La Camusso vuole chiedere un’assurda deroga al patto di stabilità per il pareggio del bilancio, e questo è profondamente errato».

Come mai?

Perché la regola del pareggio del bilancio conviene, a noi e a tutti i lavoratori, perché assicura una decrescita del debito pubblico ed evita la futura introduzione di nuovi tributi una volta raggiunto l'equilibrio. Il pareggio del bilancio ci rende inoltre autonomi dai rischi di essere sottomessi al Fondo monetario internazionale in caso di necessità di interventi, oltre ad aprirci le porte del meccanismo europeo di stabilizzazione e dei mercati finanziari.

Cosa cambierebbe quindi di questa proposta?

Ciò che si deve derogare, più del pareggio del bilancio, è la regola della riduzione del debito del 5% all’anno, che Tremonti aveva ottenuto di addolcire per l’Italia con un parametro riguardante la patrimonializzazione della nostra economia. In sostanza si tratta, anche in regime del pareggio del bilancio, di una regola keynesiana rovesciata perché il bilancio non dovrebbe essere possibilmente deflazionista, ma inflazionista. Poi, quanto all’idea della Camusso di sviluppare la crescita mediante una tassazione patrimoniale, utile a finanziare gli investimenti, ci troviamo di fronte a un'altra proposta che non ha alcun senso.

Come mai?

Secondo la Camusso, dovremmo tassare i patrimoni che partono da un milione di euro, ma è una cifra che di fatto raggiunge chiunque possieda un alloggio nel centro di una città, una seconda casa, una bottega o una piccola impresa. Inoltre, anche volendo immaginare un'ipotesi del genere, il gettito non sarebbe mai alto come il segretario Cgil ha previsto. In tutti i casi, quindi, anche se l’introito fosse minore, danneggerebbe inevitabilmente la crescita e creerebbe importanti fughe di capitali.

Cosa intende dire?