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CGIL/ Camusso: dal governo Monti solo tagli e niente riforme. La Conferenza di programma

E' iniziata la Conferenza di programma della Cgil con l'intervento del segretario Susanna Camusso che non ha risparmiato critiche a Mario Monti: da lui solo tagli e nessuna riforma

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Si è aperta stamane la Conferenza di programma della Cgil, aperta con l'intervento del segretario Susanna Camusso. Un intervento denso, pieno di critiche ma anche di proposte su come affrontare la crisi economica. Le critiche vanno tutte o quasi nei confronti del governo uscente, quello presieduto da Mario Monti. Un governo che, secondo Camusso, ha fatto solo dei tagli ma nessuna riforma. E' poi intervenuta sui recenti attacchi di Grillo ai sindacati, definiti vecchi come i partiti e oggi inutili. Ci vuole rispetto, ha detto, e non nemici:  "Non è riconoscimento e rispetto quel tramestio che caratterizza la campagna elettorale, che non distingue i ruoli, che confonde responsabilità, che crea nemici per non provare a misurarsi sui contenuti, che scarica responsabilità per non ammettere che ha trascurato il paese". Dopo le critiche, Camusso ha fatto diverse proposte ad esempio un fisco equo a partire da una patrimoniale definita necessaria. Questa proposta, della patrimoniale, era già stata presentata dal leader della Cgil ma Bersani l'aveva definita inutile in quanto una patrimoniale esiste già e cioè l'Imu. Ma per Camusso che ha insistito sulla richiesta, è necessaria "una seria progressività della tassazione e una tassa sulle grandi ricchezze, sui patrimoni e sulle rendite finanziarie mobiliari e immobiliari". Per quanto riguarda invece le riforme, ha detto come la prima straordinaria riforma di cui ha bisogno l'Italia sia cambiare in positivo l'atteggiamento su disoccupazione, giovani e istruzione: "sviluppo della scuola dell'infanzia, obbligo a 18 anni e diritto allo studio sono l'asse portante di una riforma che ha per fondamento l'istruzione come risorsa collettiva e dei singoli e l'educazione permanente come necessità individuale e sociale". Il lavoro infine definito l'unica vera condizione per creare ricchezza in Italia e nel mondo. Parlare del lavoro è parlare del pane ha spiegato: solo così si può pensare di uscire dalla crisi. Una crisi che, ha detto, le scelte europee tradotte in italiano hanno reso ancora più grave. La colpa? Una premessa sbagliata: il rigore e l'ossessione del debito pubblico. Anche se sottolinea l'importanza dell'Europa come orizzonte futuro, Camusso non evita le critiche: la politica del "ce lo chiede l'Europa è un alibi per non assumersi la responsabilità di tante politiche inique e sbagliate", dice.