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ELEZIONI 2013/ Così donne e giovani possono "liberare" il lavoro in Italia

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La direzione presa è verso una maggiore presenza delle donne nel mercato del lavoro e con minori distonie (vedi discriminazioni), che però abbia un occhio di riguardo alla componente fondamentale della donna e dell’uomo, che è la famiglia. Nella stessa direzione - seppur con una visione più generale non legata specificamente al genere - l’accordo siglato con le Parti sociali in data 21 novembre 2012 (il cosiddetto Accordo sulla produttività), che segna la linea di indirizzo delle politiche attive per il lavoro per un mercato del lavoro inclusivo e competitivo. Di questo accordo, la riforma Fornero ha anticipato una misura tra quelle richieste, ovvero la fine della sperimentazione della detassazione dei cosiddetti premi di risultato (la legge di stabilità L. 228/2012 al co. 481 ha stanziato 950 milioni per l’anno 2013, cui dovrebbero essere aggiunti i 263 milioni già previsti dalla legge n. 83/2011) e il consolidamento di questa misura come strumento ordinario di miglioramento della produttività aziendale e di incentivo per i lavoratori (vedi art. 4 co. 28-29 L.92/2012). Ecco bisognerebbe incentivare la conciliazione lavoro-famiglia agganciata alla detassazione sulla produttività.

 

L’irrigidimento delle forme di flessibilità in entrata è sembrato favorire il lavoro somministrato. Che ruolo può avere quest’ultimo nella crescita e nella stabilizzazione dell’occupazione?

 

I problemi nella somministrazione più evidente sono altri: per esempio, la funzione di accertamento dello stato di disoccupazione, della ritrosia finora mostrata dalle Regioni verso l’integrazione di operatori non istituzionali, pubblici o privati, nel sistema pubblico dei servizi per l’impiego. Taluni criteri adottati risultano estranei ai profili economici/qualitativi di efficienza del servizio; piuttosto essi esprimono valutazioni e opzioni di tipo politico in ordine al ruolo degli operatori accreditati e al loro rapporto nel sistema e con l’operatore pubblico e si tratta di valutazioni restrittive e negative. Bisognerebbe invece valorizzare il principio della libertà di scelta su cui la norma statuale incardina il sistema di accreditamento e quindi anche di regimi di contratti flessibili dando consistenza alla direttiva sulla maggiore competitività nel segmento pubblico dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, posta dalla legge delega. Poiché il lavoro somministrato, se liberato dall’ingessatura attuale, può rappresentare un fortissimo volano di crescita!

 

Mario Monti, meno di un anno fa, parlando di giovani ha detto “che noia il posto fisso” e subito si è scatenata la polemica. Non è ora che la politica e le istituzioni stesse inizino in modo coeso a provocare un cambio di mentalità soprattutto tra le nuove generazioni?

 

Io sia ben chiaro appoggio il concetto di flessibilità, ma c’è qualcosa nei giovani di sbagliato nella concezione, poiché viene sempre confusa con la precarietà, mentre è doveroso equilibrare il concetto di precarietà: non si può prendersela solo con il contesto, ma forse anche con una mancata capacità di farsi strada che si sta sempre più insinuando nei giovani. Non bisogna vedere la precarietà come un destino immodificabile ed è sbagliato prendere a modello la condizione dei padri. Iniziamo a pensare che anche in Italia ci sono state generazioni di giovani in passato che stavano peggio dell’attuale. A quei tempi c’era la guerra o la fame e per uscirne si prendeva una valigia di cartone e si emigrava in cerca di fortuna. E a proposito di donne e lavoro, le donne di una certa età rimanevano a casa e facevano i lavori dei maschi, giovani e adulti.

 

In questo senso si è espresso anche il Ministro Fornero…

 

Concordo con l’affermazione del Ministro Fornero quando suggerisce ai giovani di entrare al più presto nel mondo del lavoro, anche se non con l’occupazione dei sogni. I giovani sbagliano a difendere le loro catene, a usare la generazione degli anni Settanta come modello. Dovrebbero avere menti più flessibili, in realtà non le hanno. Per fortuna non sono tutti così, c’è anche chi si lancia in progetti di start-up, chi si impegna e si inventa. E chi sa cogliere le innumerevoli opportunità che gli anni 2000 regalano loro. Non c’è solo offerta di risorse, ma anche domanda: esiste tutta una serie di lavori manuali che nessuno vuole più fare, ma che sono remunerativi e meravigliosi. I più svegli lo capiscono. Conosco storie di giovani che si sono impegnati e ce l’hanno fatta.

 

Quanto il sistema intero è stato in grado di recepire gli sforzi del legislatore di questi 15 anni in materia lavoristica?