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Lavoro

ELEZIONI 2013/ Così donne e giovani possono "liberare" il lavoro in Italia

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La riforma del mercato del lavoro, pur muovendosi su di un terreno delicatissimo, anche in conseguenza degli effetti della crisi economica, ha promosso un migliore equilibrio tra le regole dell’assunzione e quelle della risoluzione del rapporto di lavoro, correggendo gli abusi nell’adozione dei cosiddetti rapporti flessibili e rendendo meno rigida la disciplina del licenziamento individuale, senza che ciò abbia comportato un abbassamento delle tutele contro i licenziamenti discriminatori e immotivati. Da segnalare, oltre al riconoscimento di nuovi diritti, la riforma degli ammortizzatori sociali che giaceva inevasa in Parlamento da almeno tre legislature.

 

Secondo lei, la legge Fornero prosegue nel solco delle leggi Treu e Biagi o è in discontinuità con esse?

 

Sì, sufficientemente: la sfida riformista tracciata dai due Maestri per eccellenza - Treu e Biagi - era basata sui temi cruciali delle riforme, perché la sfida potrà reggere soltanto alla condizione di un vero e proprio salto di qualità nel campo delle politiche attive, in proficua collaborazione con gli operatori pubblici e privati che fanno del placement una mission di funzione o d’impresa. Chi resta disoccupato, da anziano o da giovane, dovrà poter avere un’altra opportunità per rientrare nel mercato del lavoro, potendo contrare nel frattempo su un sistema di ammortizzatori sociali che non si limiti ad assicurare un reddito, ma sia funzionale alla promozione di un adeguato re-impiego.

 

Cosa si aspetta dal nuovo esecutivo?

 

Coraggio, coraggio, coraggio nel percorso riformista: c’è ancora tanto da fare insieme e non contrapposti per stare dalla parte delle persone e del lavoro e quindi dello sviluppo. È indispensabile promuovere un riequilibrio della spesa sociale dalla copertura dei rischi più tradizionali (vecchiaia, superstiti), a favore invece di altri (formazione, disoccupazione, sostegno al reddito, nuove povertà, conciliazione vita e lavoro) ora sacrificati. È la frontiera del welfare to work: un sistema di welfare in grado di riunificare un mondo del lavoro le cui differenze congenite potrebbero esaltare e rendere irreversibile il dualismo ora esistente.

 

(Giuseppe Sabella)

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