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ELEZIONI 2013/ Il "compromesso" che toglierà lavoro all’Italia

La situazione del lavoro in Italia è certamente preoccupante e i programmi dei partiti hanno ricette opposte. Sarà dunque difficile risolvere il problema, come spiega ANDREA GIURICIN

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La crisi economica attuale sta colpendo duramente il lavoro. Il tasso di disoccupazione italiano è ancora in linea con quello europeo, poco superiore all’11%, ma c’è il serio rischio che entro la fine dell’anno possa sfondare la barriera del 12%, arrivando a livelli quasi mai visti nel nostro Paese. Come ho già spiegato in un precedente articolo, purtroppo l’Italia sta facendo registrare il maggior aumento nel numero dei disoccupati tra i paesi europei negli ultimi dodici mesi.

Secondo i dati Eurostat, neppure la Spagna, che sta soffrendo la maggiore crisi del mercato del lavoro di sempre, ha perso in percentuale così tanti posti di lavoro. Il numero di disoccupati italiani è cresciuto di quasi il 20%, mentre in media nell’Unione europea è aumentato di “solo” il 7%. I casi virtuosi sono Germania e Gran Bretagna, che finora, non hanno risentito degli effetti della crisi economica.

La tematica del lavoro entra dunque di diritto all’interno della campagna elettorale convulsa che si sta svolgendo in queste settimane. Nei giorni scorsi è stato presentato il “Piano del lavoro” da parte della Cgil. Questo piano - presentato dal Segretario generale del sindacato, Susanna Camusso, di fronte al leader del centrosinistra, Pierluigi Bersani e all’alleato Nicola Vendola - prevede un intervento dello Stato per oltre 60 miliardi in tre anni. Le risorse verrebbero da un ulteriore aumento dell’imposizione fiscale, dalla lotta all’evasione e dall’eliminazione dei sussidi alle imprese.

Il centrosinistra ha più volte affermato che la riforma Fornero, votata in Parlamento, non lo soddisfa. Infatti, secondo i responsabili economici del Pd, le modifiche effettuate non vanno nella giusta direzione. Troppa flessibilità e poca protezione. In senso opposto va invece il centrodestra, che ha accusato la riforma Fornero di essere troppo poco coraggiosa e d’introdurre troppa rigidità. La stessa critica è arrivata dal mondo industriale, che dice che le modifiche effettuate dal Governo Monti introducono ulteriori costi del lavoro che di fatto disincentivano l’occupazione. Bisogna sottolineare che il Pdl, così come il Pd, ha votato la riforma in Parlamento.