BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Uomini e donne, una "guerra" che fa male a famiglia e lavoro

InfoPhoto InfoPhoto

La rilevazione Isfol evidenzia, in primo luogo, i cospicui passi in avanti compiuti in questi ultimi decenni, poiché gli intervistati riescono a conciliare le due sfere nell’80% dei casi, un valore elevato, e solo il 20% dichiara di avere non poche difficoltà a trovare un equilibrio tra vita lavorativa ed extra-lavorativa. In secondo luogo, tra coloro che incontrano maggiori difficoltà vi è una netta prevalenza della componente maschile (68,1%) rispetto a quella femminile (31,9%). Si tratta di un dato senz’altro prevedibile, chiaramente sintomo di uno stato di disagio, anche se il confronto con le precedenti indagini (effettuate nel 2002 e nel 2006) mostra un aumento della possibilità di adattare tempi di lavoro con quelli di vita (dal 2002 a oggi, questa percentuale è salita di 9 punti). Una conferma di questa maggiore difficoltà viene dalla risposta alla domanda “riesce a conciliare il lavoro con”: “impegni domestici”, le donne rispondono in maniera affermativa nell’84,7% (i maschi nel 66,2%); “cura dei figli”, le donne nell’88,3% (81,7%); “cura di persone anziane”, sempre le donne nel 60,1% (56,8%).

Dall’indagine emerge che la maggior parte delle persone lavora dalle 36 alle 40 ore settimanali, fascia oraria che caratterizza soprattutto gli uomini per i quali vi sono anche molti casi in cui si superano le 45 ore settimanali. Tale tempo di lavoro è senz’altro onnipervasivo per cui, nello stesso tempo, si osserva, in questi intervistati, il desiderio di lavorare meno e, di conseguenza, uno scostamento tra l’orario effettivo e quello desiderato. Fra le donne è, invece, manifesta la maggiore presenza di occupate con orario lavorativo ridotto. Quanto alle caratteristiche che maggiormente influenzano la probabilità di trovare un equilibrio fra vita privata e lavoro, come si può facilmente immaginare, l’avere a disposizione maggiori risorse economiche aumenta la probabilità di bilanciare tempo di lavoro e tempo di vita e, dunque, di avere una qualità di vita migliore anche in considerazione delle più elevate possibilità di acquisto di beni e servizi sostitutivi.

Se si approfondisce, invece, l’analisi riguardo l’uso del tempo nelle diverse attività quotidiane, prendendo in esame una giornata media feriale, di un campione della popolazione occupata, di età uguale o superiore ai 15 anni, emergono queste differenze di genere: le donne riservano un tempo medio al lavoro retribuito pari a 5 ore e 59 minuti (di contro a quello degli uomini pari a 7 ore e 48 minuti), al lavoro familiare di 3 ore e 24 minuti (versus lo 0:59 degli uomini), al tempo libero di 2:35 (3:11), al tempo dedicato al volontariato, partecipazione sociale e religiosa di 0:06 (0:04), all’istruzione e formazione di 0:04 (0:02), agli spostamenti finalizzati di 1:30 (1:36) oltre a considerare il dormire, mangiare e altra cura della persona a cui ambedue, sia maschi che donne, dedicano il maggior lasso di tempo, ovvero 10 ore e 20 minuti.

Un risultato apparentemente sorprendente, ottenuto da analisi più complesse (modello logistico), si riferisce all’incidenza del genere nella possibilità di conciliare le due sfere di impegno: a parità di altre caratteristiche, essere uomo o donna non conta, vale a dire che nel confronto tra una lavoratrice e un lavoratore, con medesimo profilo occupazionale, la probabilità di trovare un equilibrio tra vita lavorativa e sfera privata non cambia in maniera statisticamente significativa.