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Lavoro

ELEZIONI/ Monti, Bersani o Berlusconi: cosa farà il prossimo Governo per il lavoro?

Certamente il lavoro è una delle emergenze del nostro Paese e sarà un tema al centro della campagna elettorale. EMMANUELE MASSAGLI ci spiega in che modo

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La “salita” in politica di Mario Monti è stata accompagnata dalla presentazione dei contenuti dell’Agenda (Cambiare l’Italia, riformare l’Europa. Un’agenda per un impegno comune) che dovrà essere sottoscritta dalle varie forze politiche che sosteranno la candidatura dell’attuale primo ministro. Si tratta di un documento tutt’altro che innovativo rispetto alla tradizione politica italiana (altro non è che un programma di governo), ma è interessante per individuare le priorità di uno strano agglomerato politico che si candida seriamente a governare il Paese.

Come hanno già riportato tutti gli operatori della stampa, il capitolo dedicato al lavoro si rifà quasi completamente a un documento del senatore Pietro Ichino, ormai ex esponente del Pd, partito dal quale è uscito proprio perché in disaccordo rispetto alle ricette economiche da proporre al Paese.

Cosa si dice nelle tre paginette dedicate al lavoro? Vengono esposte linee guida programmatiche essenzialmente condivisibili e certamente di buon senso. Sulla diagnosi sono ormai tutti d’accordo, quindi osservare che la disoccupazione sta assumendo proporzioni preoccupanti, che i più a rischio sono i giovani, le donne e i lavoratori anziani, che non si può tornare indietro in materia di pensioni, non è esercizio difficile. Ben più importante è l’individuazione delle cure.

Il prof. Monti non può permettersi di screditare una riforma da lui tanto voluta come quella del lavoro, ma dichiarare che si tratti di “un passo avanti fondamentale del nostro Paese verso un modello di flessibilità e sicurezza vicino a quello vincente realizzato nei Paesi scandinavi e dell’Europa del nord” è un preoccupante segnale di distanza da imprenditori e lavoratori che tutti i giorni con quelle nuove norme ci hanno a che fare. Giusto quindi, come si scrive, “monitorare l’attuazione delle nuove norme per individuare correzioni possibili e completare le parti mancanti”. Circa la “correzione” è la stessa legge a prevederlo, tra l’altro, all’articolo 1.

Quel che manca, invece, è individuato nel succo delle citate tre pagine: semplificazione normativa e amministrativa; superamento del dualismo tra lavoratori protetti e non protetti; rendere più fluidi i percorsi lavorativi; spostare verso i luoghi di lavoro il baricentro della contrattazione collettiva; rilanciare un nuovo Piano per l’Occupazione giovanile; promuovere l’invecchiamento attivo; detassare i redditi per il lavoro femminile.


COMMENTI
03/01/2013 - problema mal posto (Fabrizio Terruzzi)

il problema nei termini "cosa fare per il lavoro" è mal posto e quindi anche le cosiddette soluzioni non lo risolveranno. Perdiamo solo tempo. Il problema invece è "casa fare per rendere più competitivo il sistema industriale e come far ritornare la voglia di investire e creare nuovi posti di lavoro". Proposte in tal senso zero e i risultati quindi saranno zero. Questa poi non è cosa di sinistra e quindi non aspettiamoci azioni in tal senso dal presunto vincitore delle elezioni. Buon anno a tutti. Ne abbiamo bisogno.