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PENSIONI/ Brambilla: Cgil vs. Inps, i conti non tornano

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Il problema è che gli assegni di accompagnamento sono 2,2 milioni, e quindi non è possibile erogare una cifra più elevata di quei 440 euro. Se fossero meno numerosi, si potrebbe offrire una risposta più sostanziosa agli anziani che sono stati indigenti per tutta la vita. Allo stesso modo, ciò si renderebbe possibile se tutti versassero i contributi. Dobbiamo invece prendere atto che gli italiani, appena possono, evitano di pagare le tasse. Nessuno dice che sia giusto erogare una pensione di soli 440 euro al mese, con la quale forse può vivere chi ha la casa, abita in campagna, ha l’orto e gli animali, ma non certo chi deve pagare l’affitto in città. Ma nel contesto complessivo, il problema è dove andare a prendere delle cifre aggiuntive.

 

Infine, che cosa ne pensa dei contributi di solidarietà applicati alle pensioni?

 

Sono contrario ai contributi di solidarietà perché “sparano nel mucchio”, cioè colpiscono sia chi ha meritato la sua pensione lavorando e pagando le tasse per tutta la vita, sia chi approfittandosi dei meccanismi previsti dalla pensione retributiva è riuscito a fare il furbo. Pur non essendo una misura giusta, togliere il 5% dalla pensione non rivalutandola può essere accettabile, soprattutto in situazioni di emergenza. Ciò che è da evitare è invece la cosiddetta deindicizzazione, che consiste nell’eliminare definitivamente la percentuale legata all’inflazione facendola perdere al contribuente anche per gli anni successivi.

 

(Pietro Vernizzi)

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