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Lavoro

DATI DISOCCUPAZIONE/ Ecco perché non basterà la ripresa a creare nuovi posti di lavoro

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Il problema della disoccupazione giovanile è che si perde la quota più produttiva ed efficiente del mercato del lavoro. Paradossalmente staranno meglio quei Paesi che hanno anziani disoccupati, che non quelli con molti giovani senza lavoro. L’Italia si troverà in una situazione veramente difficile, perché non riusciremo ad agganciare la ripresa nei tempi in cui lo faranno i Paesi più virtuosi. Se non si mette mano al portafoglio della spesa pubblica per ridurre il cuneo fiscale dei giovani, ci sarà ben poco da fare.

 

Com’è invece la situazione nella fascia d’età dei giovani laureati?

 

Se andiamo a guardare i dati tra i 24 e i 35 anni, la situazione è ancora peggiore. La vera drammaticità della situazione italiana è che non c’è soluzione di continuità nel bassissimo tasso di occupazione tra i 15 e i 35 anni. Noi potremmo sopportare meglio un dato di disoccupazione così alto nella fascia tra i 15 e i 24 anni, se fosse migliore il dato tra i 24 e i 35 anni. L’Italia è inoltre uno dei Paesi dove il tasso dei giovani che si iscrivono all’università e poi si laureano è tra i più bassi rispetto ai Paesi più virtuosi dell’Unione Europea. Anche sotto questo profilo, il dato sulla disoccupazione va letto negativamente in quanto non abbiamo una così forte propensione all’iscrizione e al completamento degli studi universitari.

 

L’Italia quindi deve rimboccarsi le maniche e lavorare di più?

 

Prolungare gli orari di lavoro è una risposta necessitata, ma non adeguata. Va infatti innanzitutto nel senso dell’occupazione dei posti disponibili attraverso le persone già assunte. Aumentare l’orario di lavoro non fa cioè che ridurre le possibilità occupazionali per i giovani. C’è inoltre un’incentivazione all’illegalità, cioè a sfuggire alle regole previste dalla contrattazione collettiva sul costo maggiore in termini non solo retributivi, ma anche contributivi del lavoro straordinario. Come sempre avviene del resto, caricando troppo la tassazione sul lavoro, le imprese e il sistema trovano delle soluzioni emergenziali a livello micro, ma quanto mai infauste per il livello macro. La nostra economia ne risente sotto il profilo della competitività, dell’occupazione e della raccolta fiscale e contributiva.

 

(Pietro Vernizzi)

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