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Lavoro

BRIDGESTONE BARI/ La vittoria italiana di cui nessuno parla

Sullo stabilimento di Modugno è stato trovato un importante accordo che porta anche degli investimenti dal colosso giapponese degli pneumatici. Ce ne parla GIUSEPPE SABELLA

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Come noto, la recente indagine Ocse ha insignito l’Italia del titolo di analfabeti del millennio. Chissà quale autorevole organizzazione internazionale premierà come migliori al mondo i vaniloqui del giornalismo nostrano, sempre più alla ricerca del rumore e abilissimo a dar luce a conflitti a volte inventati ad arte; poca luce naturalmente per i fatti veri, cosa che ormai interessa solamente non ai lettori, ma a una nuova forma di “ricercatori” di professione. Vengono rinnovati decine di contratti nazionali l’anno, eppure le cronache narrano solo i fasti della metalmeccanica. Nessuno nega che abbiamo emergenze (o suicidi annunciati) quali Ilva e Alitalia, mentre vendiamo Telecom agli spagnoli.

È anche vero che, visto il rumore che il caso Bridgestone aveva fatto a marzo con addirittura il Sindaco di Bari in testa al corteo degli occupanti, forse l’accordo che rilancia l’azienda e il suo stabilimento pugliese - che attualmente dà lavoro a circa 950 operai - meritava più attenzione da parte dei media e dell’opinione pubblica. Anche per il blasone del colosso nipponico: essere riusciti a trattenere la Bridgestone in Italia significa certamente non aver ulteriormente ridotto quel poco credito di cui gode il nostro Paese nei confronti degli investitori stranieri in questo momento storico.

La Bridgestone Bari è ufficialmente salva, in conseguenza di un accordo firmato tra l’azienda e i sindacati che rivede la decisione della “chiusura irrevocabile” annunciata nel marzo scorso.

La fabbrica di Modugno (Bari) è attiva dal 1962 e vi lavorano 950 dipendenti; coinvolge un indotto di circa 500 lavoratori. L’azienda, che lamentava il calo delle vendite - 13% in meno rispetto al 2011 e un mercato che non mostra segnali di ripresa - e i costi dell’energia, aveva reso nota la chiusura dal primo semestre 2014. I manager della Bridgestone, per comunicare la loro decisione ai dirigenti e ai rappresentanti sindacali, avevano fatto una videoconferenza dal Giappone. Ne erano conseguiti incidenti, blocchi stradali, l’assalto a Confindustria…

Ora: non solo la Bridgestone non chiude, ma investirà 31 milioni di euro per il piano di rilancio triennale dell’azienda barese. Sono quattro i punti principali del piano di rilancio concordato nel corso di questi mesi tra azienda e sindacati: 1) passaggio dalla produzione di alta gamma alle cosiddette “general use”; 2) riduzione dei volumi dagli attuali 4,5 milioni a 2,5 nel 2014 e graduale aumento fino a 3,5 milioni di pezzi nel 2016; 3) ricorso alla cassa integrazione; 4) esubero di 377 lavoratori attraverso esodo volontario incentivato (pagamento di 60 mensilità più la concessione della mobilità). Questo ultimo è stato il punto più sensibile dell’intera trattativa.L’azienda ora dovrebbe aprire una procedura di mobilità che si concreterà in un accordo di esodo volontario da attuare entro la fine dell’anno. A partire da gennaio 2014, comincerà la turnazione a sei ore da lunedì a venerdì con la progressiva riduzione dei volumi.