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RIFORMA PENSIONI/ Il Governo Letta ha 80 miliardi per introdurre la flessibilità

Enrico Giovannini (Infophoto) Enrico Giovannini (Infophoto)

E ha fatto molto male. L’attuale rigidità, infatti, penalizza il lavoratore, rispetto all’età di accesso al regime previdenziale, più di qualunque altro Paese europeo. Come se non bastasse, ha creato una grave strozzatura nel mercato del lavoro, bloccando ulteriormente il turn over. 

 

Secondo i calcoli del ministero, ci sarebbe un eccesso di pensionamenti anticipati.

Le stime dei ministeri sono sempre al rialzo quando si tratta di calcolare le perdite, al ribasso quando si parla di entrate. Detto questo, francamente non mi risulta che il governo abbia numeri attendibili, ufficiali, e individuati con metodo scientifico e certificato sul fenomeno.

 

Mettiamo che li abbia.

Tanto per cominciare, se un cittadino va in pensione prima, prenderà meno perché avrà versato meno contributi. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che il provvedimento della Fornero ha determinato un risparmio che, tra il 2013 e il 2020, ammonterà  - come certifica l’Inps - a 80 miliardi di euro. Questi soldi sono stati prelevati dal sistema previdenziale per coprire poste di bilancio che erano prive di copertura perché non sono mai stati tagliati i costi della politica e della spesa improduttiva.

 

Nell’immediato, crede che ci siano altre emergenze da risolvere?

Sarà necessario completare il lavoro di salvaguardia degli esodati. Portando a termine, anzitutto, il monitoraggio su quanti meritano le tutele. E sbloccando le risorse per chi ha già i titoli per goderne. Molti esodati che, sulla carta, sono stati salvaguardati, per effetto di circolari, burocrazia, e lungaggini non hanno ancora ricevuto un  soldo. È necessario, inoltre, riformare la governance dell’Inps che, dopo l’incorporazione dell’Inpdap è diventata un ente gigantesco e non può più essere amministrata come è stata amministrata finora.

 

Come dovrebbe essere riformata?

Secondo il sistema duale. Ci deve essere un amministratore delegato che si occupi della gestione e un Cds che abbia reali poteri di indirizzo, controllo e sorveglianza degli obiettivi.  

 

(Paolo Nessi)

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