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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Il Governo Letta ha 80 miliardi per introdurre la flessibilità

Secondo DOMENICO PROIETTI, per introdurre un meccanismo di flessibilità nel sistema pensionistico sarebbe sufficiente utilizzare una parte del risparmio prodotto dalle legge Fornero

Enrico Giovannini (Infophoto)Enrico Giovannini (Infophoto)

Centinaia di migliaia di over 60 avevano nutrito, per mesi, la speranza di un intervento che emendasse le iniquità della legge Fornero. Per mesi, in particolare, si era ventilata l’introduzione di un meccanismo di flessibilità che consentisse di andare in pensione entro una forbice compresa tra i 62 e i 70 anni, con incentivi e disincentivi per ogni anno di ritardo o anticipo rispetto ai 66 anni di età. Non se ne farà nulla. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha fatto sapere che «le proposte di legge sulla flessibilizzazione dell’eta pensionabile avrebbero il prevedibile effetto di aumentare consistente il numero di pensioni dal 2014, determinando un onere di diversi miliardi di euro l’anno». Contestualmente, Giovannini ha reso noto che il blocco dell’indicizzazione all’inflazione scatterà anche nel 2014, per le pensioni equivalenti a 6 volte la minima e per tutte quelle più alte. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Domenico Proietti, segretario confederale della Uil con delega alle Politiche fiscali e previdenziali

Cosa ne pensa della marcia indietro del ministro?

Guardi, lo avevamo invitato fin da subito, mesi fa, a evitare di cadere nell’errore degli annunci trionfali a effetto. Avrebbe dovuto, quindi, come gli avevamo chiesto, indire un tavolo di confronto con le Parti sociali per trovare il modo di calmierare i danni prodotti dalla riforma Fornero. In particolare, gli avevamo chiesto di rimuovere il blocco dell’indicizzazione alle pensioni.

E invece, è stato confermato.

Sì. Oltretutto, per pensioni che, al netto, valgono poco più di 2mila euro al mese. Per una famiglia media, magari monoreddito, il blocco dell’indicizzazione è un colpo per nulla indifferente.

Quindi?

Ci auguriamo che con la Legge di stabilità si ristabilisca, in tal senso, quel minimo di equità sociale che andrebbe garantita. E che il blocco venga rimosso almeno per le pensioni che arrivano a 7-8 volte la minima. Il risultato maggiormente auspicabile consisterebbe nella rivalutazione di tutte le pensioni. Salvo, ovviamente, quelle d’oro. Rispetto alle quali si potrebbe ipotizzare un contributo di solidarietà che intacchi la parte dell’assegno che non è il frutto diretto dei contributi versati.

Rispetto alla flessibilità, ha invece detto che non se farà più niente.