BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Assegni bassi, lavoratori precari: Marco Biagi non c’entra

Marco Biagi (Infophoto)Marco Biagi (Infophoto)

Così è stato per il più famigerato “lavoro a progetto”, che prima della legge Biagi non era neppure un rapporto di lavoro essendo disciplinato da una norma fiscale, quindi senza alcuna regolamentazione tra datore di lavoro (detto propriamente committente) e collaboratore. In definitiva, dunque, se un apporto ha dato la legge Biagi al mercato del lavoro, è stato quello di contrastare il precariato (non favorirlo), attraverso la previsione di una disciplina per quei rapporti che fino ad allora erano sconosciuti perché relegati nel buio del sommerso e del lavoro nero.

Altrettanto fuorviante è l’equazione “legge Biagi uguale pensiero di Marco Biagi”, perché la legge Biagi non è la legge “di” Marco Biagi: ha tratto senz’altro ispirazione dal Professore bolognese, ma è stata scritta da altre mani. Sotto questo aspetto, peraltro, la legge appare incompiuta rispetto alla proposta di Marco Biagi, perché non ha avuto la forza necessaria per eseguire in pieno l’operazione di riforma immaginata da Biagi. E qui si arriva al capolinea, alle idee di Marco Biagi. È vero che il professore assassinato dalle Brigate Rosse vedeva nella riduzione del costo del lavoro la leva su cui agire per favorire le assunzioni, ma non intendeva assolutamente farlo attraverso la riduzione delle tutele previdenziali o pensionistiche dei lavoratori, bensì mediante lo sgravio degli oneri normativi sui contratti di lavoro.

Tutto ciò, appunto, richiedeva una riforma più ampia di quella compiuta dalla legge Biagi: una riforma che coinvolgesse tutto il mercato del lavoro e tale da modernizzarlo, cioè da renderlo più adatto ai tempi moderni. Che significa(va) reinventare un diritto del lavoro non più all’esclusiva protezione del posto di lavoro (contratto subordinato), ma del lavoro in quanto tale e in quanto viatico per la realizzazione della persona. Tutto ciò rimane ancora sulla carta, senza che con altre due riforme - la Fornero dello scorso anno e il decreto lavoro di quest’anno - si siano potuti fare dei passi in avanti, a causa dell’atavica avversione ideologica e sindacale. «Il vero terreno di scontro», scriveva Marco Biagi, «è quello riguardante un progetto di riforma dell’intera materia, da un lato, e la difesa strenua dell’impianto attuale, dall’altro», vale a dire «modernizzazione o conservazione?». L’interrogativo, ancora oggi valido, fa da titolo all’ultimo articolo del Professore bolognese.

© Riproduzione Riservata.