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Lavoro

LETTERA/ Anche senza dati, la ripresa è già cominciata

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Con queste premesse anche il confronto conclusivo tra Giorgio Vittadini e Raffaele Bonanni non è stato un dibattito tra due pensatori, ma un dialogo su quello che già si sta facendo (non “che altri dovrebbero fare”), e su come queste esperienze in atto debbano e possono tornare ad avere un ruolo cardine nel futuro del Paese. Incontri così, tra persone che si mettono in gioco con la passione di chi ha a cuore la realtà e non posizioni ideologiche o precostituite da difendere, lasciano il segno. Quando avvengono fanno vibrare le corde più sensibili in chi assiste e ascolta e creano immediatamente uno slancio propositivo, un desiderio di emulazione, un dinamismo naturale a ributtarsi nella realtà con fiducia e rinnovato entusiasmo. Ma questa mossa alla lunga può cadere, sopraffatta dall’impossibilità di risolvere tutte le problematiche delle persone che assistiamo, dall’incidenza dei fattori esterni, da una cultura intrisa di un pessimismo ormai diffuso a tutti i livelli (“tanto non cambierà niente”)

Qui si fa largo il secondo elemento che ha contraddistinto questi due giorni e riguarda la natura del nostro circolo: affinché lo slancio che emerge in un incontro sia una reale possibilità, occorre che sia alimentato, che si mantenga vivo, che non sia una parentesi. La responsabilità individuale ha bisogno di un luogo in cui essere sostenuta, educata, corretta e alimentata, così che possa tenere anche quando le circostanze si fanno stringenti.

L’esperienza che stiamo facendo nel Circolo Ettore Calvi è questa: il tentativo di vivere un’amicizia stabile che sia richiamo e sprone all’esercizio di responsabilità personale cui ognuno di noi è chiamato negli ambiti in cui opera, in particolare (per noi) in quello sindacale. Per questo non ci siamo domandati “come riprendere il cammino?”, ma piuttosto ci siamo testimoniati un cammino che è ripreso e riparte ogni giorno, nel lavoro quotidiano di relazione e di supporto ai bisogni di chi incontriamo. Con tutti i nostri limiti, le nostre difficoltà e le diverse responsabilità a cui siamo chiamati, ma con la rinnovata consapevolezza che questa è la strada per portare il nostro piccolo o grande contributo al bene comune.

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COMMENTI
13/10/2013 - Mancavano piccole imprese ed artigiani. Perchè? (Giuseppe Crippa)

Ho letto con interesse la cronaca del seminario recentemente organizzato dal circolo culturale Ettore Calvi di Milano che Daniel Zanda ha decritto con grande partecipazione. Mi è spiaciuto però vedere che anche in questa occasione non hanno trovato spazio le voci delle piccole imprese, degli artigiani ed anche – e questo è un appunto che dovrei muovere personalmente a Zanda – dei lavoratori atipici. Purtroppo da sempre il sindacato non sa relazionarsi con queste realtà che pure costituiscono gran parte dell’economia del Paese e temo che se non verrà reiterato – magari in forme nuove - il tentativo di essere presenti in questi ambiti il sindacato si ridurrà ad essere presente soltanto nel pubblico impiego e tra i pensionati.