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LETTERA/ Anche senza dati, la ripresa è già cominciata

Parlare di crisi, trovarne i colpevoli, individuare chi dovrebbe risolvere la situazione, scrive DANIEL ZANDA, non basta più: la ripresa comincia a partire da ciascuno di noi

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Caro direttore,

“Riprendere il cammino”. Il titolo che abbiamo scelto per il 12° seminario nazionale del circolo culturale Ettore Calvi può far pensare a una domanda sottintesa: “Come?”. La sorpresa dei due giorni di incontri e confronti che abbiamo svolto a Milano, nella sede della Cisl Lombardia, è che in realtà il titolo ha un tono puramente affermativo, esortativo o, se vogliamo, imperativo. Non si tratta più infatti di “parlare della crisi” o discutere sulle soluzioni politiche/economiche che permetterebbero di avere una ripresa. Non abbiamo bisogno di dibattiti in cui argomentare analisi più o meno accurate o di snocciolare ricette, consigli, accuse e denunce a chi ha o dovrebbe avere il compito di risolvere la crisi. Non è più il tempo. O quantomeno, a chi si confronta quotidianamente con i tanti bisogni e le difficoltà in cui si trovano molti nostri concittadini (ad esempio, nelle associazioni e nelle strutture sindacali) non può bastare.

Preparando il seminario ci siamo detti che il futuro del nostro Paese dipende in misura preponderante dalla nostra capacità di scegliere, di intraprendere, di lavorare, oltre che da vincoli e opportunità di ordine sovranazionale. Come nel dopoguerra (ha ricordato bene il prof. Sapelli nell’introduzione), la ripresa può venire da chi ha il coraggio di agire nella realtà, di incidere nell’ambiente in cui opera, per creare anche piccoli spazi di benessere per le persone che abitano (o abiteranno) il nostro Paese.

Per questo abbiamo posto al centro dei lavori seminariali un tema spesso invocato nei dibattiti, ma sempre e solo nell’ottica del “benaltrismo”, raramente affrontato in prima persona se non per giustificarsi: quello della “responsabilità personale e collettiva”, del ruolo cioè che ognuno è chiamato a svolgere in questo momento storico e del compito che compete alle Parti sociali, imprese e associazioni, prima ancora che alla politica.

La sorpresa del seminario - e in particolare il fatto che non si è trattato in un dibattito sterile sulle buone intenzioni, ma è stata un’occasione per ciascuno di rimettersi in moto - è dipesa da due elementi. Anzitutto le persone intervenute, pur avendo ruoli di primordine nelle realtà in cui operano, non si sono tirate indietro e hanno raccolto questa sfida raccontando la loro esperienza diretta di quello che stanno vedendo accadere quando scommettono sulla responsabilità e sulla partecipazione.

Gigi Petteni (segretario generale Cisl Lombardia), Alberto Busnelli (responsabile del personale di Basf Europa), Giuseppe de Lucia Lumeno (segretario generale Associazione Banche Popolari) hanno infatti affrontato con rara schiettezza la domanda: qual è il nostro compito nella crisi? Cosa vuol dire fare il sindacato, fare banca e gestire il personale di una multinazionale, nell’ottica del bene comune?


COMMENTI
13/10/2013 - Mancavano piccole imprese ed artigiani. Perchè? (Giuseppe Crippa)

Ho letto con interesse la cronaca del seminario recentemente organizzato dal circolo culturale Ettore Calvi di Milano che Daniel Zanda ha decritto con grande partecipazione. Mi è spiaciuto però vedere che anche in questa occasione non hanno trovato spazio le voci delle piccole imprese, degli artigiani ed anche – e questo è un appunto che dovrei muovere personalmente a Zanda – dei lavoratori atipici. Purtroppo da sempre il sindacato non sa relazionarsi con queste realtà che pure costituiscono gran parte dell’economia del Paese e temo che se non verrà reiterato – magari in forme nuove - il tentativo di essere presenti in questi ambiti il sindacato si ridurrà ad essere presente soltanto nel pubblico impiego e tra i pensionati.