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Lavoro

CUNEO FISCALE/ Gli "investimenti" che valgono più del taglio

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Infatti, a partire da Ilva e filiera dell’acciaio, che significa approvvigionamento dell’industria meccanica italiana, ci si attende che si rimettano al centro gli attori dei processi decisionali legittimi, in quanto non esiste Paese al mondo (oltre l’Europa quindi) dove la politica industriale possa essere dettata dalla magistratura. Inoltre, alcune recenti pronunciamenti delle massime corti, pur soggette al rigoroso rispetto da parte di tutti, sono indice di un “pesante vuoto” di decisioni comuni e condivise degli attori sociali, rappresentativi degli interessi reali in gioco nella combinazione dei fattori produttivi. Qui gli esempi potrebbero essere molteplici, compresi quelli sottaciuti dai media che vanno per la maggiore e che riguardano anche “l’impossibilità formale” di intervenire, guarda caso, sulle storture retributive di figure alte dei corpi dello Stato.

Ilva, Telecom (Alitalia è un caso a sé), varie filiere industriali e distributive (energia, edilizia, infrastrutture, ecc.) fino a Expo, stanno a testimoniare la necessità anche di una grande battaglia in Europa, per addivenire al superamento o quantomeno a una ridefinizione di ciò che è aiuto di Stato (lesivo della concorrenza) e ciò che invece è sostegno a filiere strategiche e decisive per il benessere di larghi strati di popolazione. Così come gli stessi sindacati debbono cominciare a considerare un tutt’uno virtuoso l’obiettivo della difesa del lavoratore con la sua occupabilità, con l’investimento formativo inteso non come optional ma come bagaglio integrato alla persona; persone che non si accontentano, ma continuano a imparare, ad accumulare conoscenze e capacità, somma che determina la competenza.

Assumere il capitale umano come fattore decisivo e spendibile, come vero e reale capitale sociale del sistema produttivo significa che in ogni piattaforma sindacale, in ogni richiesta ai vari interlocutori, in ogni apertura del confronto negoziale formazione e lavoro debbano andare di pari in passo, compresa l’assunzione delle forme e tipologie dei centri di erogazione dell’offerta formativa. Compiti non facili, non immediati, che tuttavia devono innescare processi di elaborazione e rappresentanza di interessi reali e non virtuali: la Cisl è consapevole di tale responsabilità e, criticamente, ha iniziato a interrogarsi e a formulare, con esiti talvolta fragili, qualche risposta, impegnando le proprie strutture a proporre iniziative e proposte che vadano in questa direzione.