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Lavoro

CUNEO FISCALE/ Gli "investimenti" che valgono più del taglio

L’emergenza della Cassa integrazione, il taglio del cuneo fiscale, la necessità di definire politiche industriali e di occupabilità. FIORENZO COLOMBO ci spiega cosa serve al lavoro in Italia

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“Primum vivere, deinde philosophari”. Il Segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha risposto così a un coro di giornalisti che lo hanno incalzato (si fa per dire), nelle scorse giornate, sulle affermazioni del ministro Giovannini circa una possibile prospettiva di introdurre nel nostro Paese uno strumento assistenziale denominato Reddito Minimo Vitale. Infatti, a poche ore dalle consultazioni delle parti sociali da parte del Governo, uscito rafforzato dai drammatici passaggi politico-parlamentari degli scorsi giorni, con a tema le misure da assumere a breve sulla politica economica e sociale, qualche esponente politico, per di più appartenente alla squadra dei tecnici, si permette di dimenticare l’ordine dei fattori sulle emergenze sociali in atto nel Paese. Non è un caso se Bonanni & co abbiano segnalato che le prime questioni che si aspettano sono, in ordine, le misure di finanziamento degli ammortizzatori sociali, a partire dalle Casse Integrazioni in deroga, ovvero a favore di lavoratori dipendenti da imprese e datori di lavoro sprovvisti di questo strumento assicurativo-mutualistico e quindi a carico della fiscalità. In seconda istanza, i diversi mondi del lavoro (dei tanti lavori, in articolati e diversificati mercati del lavoro territoriali, settoriali e professionali) si aspettano un itinerario, lento ma progressivo, circa la riduzione delle tasse sul lavoro, ai fini di tutelarlo, sostenerlo, difenderlo, rilanciarlo. E queste misure appaiono quanto mai necessarie e urgenti, da cacciavite ma reali (come il click day degli scorsi giorni ha dimostrato).

Tutte le organizzazioni del lavoro (forse i banchieri a parte) si sono adoperate per scongiurare la drammaticità di un Paese senza guida, come poteva diventare l’Italia a fine settembre, richiedendo nel contempo poche e decisive misure per sostenere le imprese e in esse il lavoro, a partire dalla riduzione del cosiddetto cuneo fiscale; vedremo se in questi giorni se sarà possibile arrivare al traguardo di tale itinerario o se invece il premier Letta dovrà “correggere” qualche terzino della propria squadra, chiedendogli di stare nella propria zona a difendere la propria rete, evitando di confondersi con altri ruoli di centrocampo, o peggio, di attaccanti senza testa! Ma le Parti sociali, pur tra differenze ed equilibri non sempre allineati (anche per posizioni e interessi diversi), si aspettano qualche ragionamento di prospettiva su talune questioni che attendono di essere ricondotte a una logica di bene comune per il Paese, in primis le vicende industriali.