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CUNEO FISCALE/ Dopo il taglio scatta la "sindrome del flop"

Dopo il Pacchetto lavoro con gli incentivi per le assunzioni, dal Consiglio dei ministri di ieri è arrivato anche il taglio del cuneo fiscale. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

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Solo pochi giorni fa il governo comunicava che erano state ben 9.500 le domande presentate, in una sola settimana, dalle aziende per ottenere i benefici per l’assunzione dei giovani under 30, previsti dalla legge 99/2013 (il cosiddetto “Pacchetto Lavoro”). L’incentivo, è opportuno ricordarlo, prevede un premio, per il datore di lavoro che effettua l’assunzione, pari a un terzo della retribuzione del giovane assunto (fino a un massimo di 650 euro al mese) per una durata massima di 18 mesi (in alternativa 12 mesi nel caso di trasformazioni di contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato). Il Consiglio dei ministri di ieri, con l’approvazione della prima legge di stabilità del governo delle “larghe intese” guidato da Enrico Letta, continua, quindi, sulla strada intrapresa, con il decreto estivo prima citato, di promozione dell’occupazione. Si prevede, infatti, un taglio del “cuneo fiscale”, nel triennio, che varrà 5 miliardi per i lavoratori e 5,6 miliardi per le imprese.

Si prevede, inoltre, in continuità con quanto già fatto nel recente passato, la valorizzazione, in particolare, delle assunzioni con contratti di lavoro a tempo indeterminato. Dalle bozze del testo circolate ieri, anche se il Governo ha voluto sottolineare la possibilità che il Parlamento migliori l’impianto complessivo delle misure, emergono, quindi, alcuni interventi specifici in materia di riduzione dell’impatto sul costo del lavoro di Irpef e Irap.

La legge di stabilità, tuttavia, offre al governo una prospettiva temporale triennale che comporta la definizione di una più complessiva strategia di sviluppo e di ripresa che passa, inevitabilmente, anche dalla riduzione di una spesa pubblica improduttiva e dalla capacità, altresì, del player pubblico di farsi, anche con investimenti significativi, promotore di sviluppo e di crescita a partire da infrastrutture moderne delle quali l’Italia non può più fare a meno.

Il timore, infatti, è che tutte queste misure (in particolare i sistemi incentivanti e il taglio del cosiddetto “cuneo fiscale”), che peraltro gravano in maniera significativa sul bilancio dello Stato, non siano sufficienti a traghettare il Paese fuori dalle secche della crisi economica verso il mare aperto del rilancio dell’economia e dell’occupazione.