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Lavoro

CUNEO FISCALE/ Colli-Lanzi: dopo il taglio troviamo lavoro a chi lo ha perso, ecco come

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Nel 90% dei casi, la media è di 6 mesi. Anche con persone in difficoltà, o difficilmente collocabili.

 

Di qualunque tipologia?

Sì, la media è ancora più alta nel caso di dirigenti e dei ruoli più alti; un po’ più bassa, attorno all’85%, per quelli più bassi.

 

Qual è il rapporto tra pubblico e privato nella gestione delle politiche attive?

È tutto da costruire. Oggi c’è un pubblico che avrebbe titolo a fare ma non fa e un privato che sulla base di sperimentazioni ha cominciato a fare. Perché c’è un mercato di nicchia, di aziende private che finanziano progetti di outplacement e perché ci sono regioni, poche peraltro, che nell’ambito delle loro prerogative in questi ultimi anni hanno sviluppato progetti che vanno in questa direzione. Tra queste, quella più avanzata è sicuramente la Lombardia. Sarebbe opportuno definire una complementarietà di ruoli.

 

Come dovrebbero essere ripartiti questi ruoli?

Personalmente sono sfavorevole a che tutto passi in mano al privato o al pubblico. Ognuna delle due parti ha del buono da dare. Siccome si tratta di politiche finanziate dal pubblico è meglio che la persona entri in rapporto con l’intervento pubblico attraverso un soggetto pubblico. Altra cosa è la gestione del servizio.

 

Quella competerebbe ai privati?

Sono dell’idea che i servizi debbano essere erogati per ottenere risultati e chi li eroga deve essere premiato in ragione dei risultati ottenuti. Se si accetta una logica di questo genere è chiaro che a portare a casa i risultati, e i relativi premi, saranno quei soggetti in grado di erogare i servizi. Sono convinto che la stragrande maggioranza dei servizi verrà erogata da soggetti privati. Nulla esclude che ci possa essere qualche soggetto pubblico che possa svolgere un ruolo di complemento. Ma dividerei il campo prima.

 

Spieghi meglio.

Al pubblico attribuirei competenze di presa in carico, di interfaccia con l’utenza, anche di profilatura della persona e di informativa su tutte le opportunità. Sarei invece dell’idea di affidare ai privati - che però producano risultati - i relativi premi sul risultato.

 

Dove si possono reperire le risorse per sostenere un sistema strutturale di politiche attive?

Una parte delle risorse può sempre venire dai fondi sociali europei e da altri fondi che le regioni possono ottenere con una certa stabilità. Ma una buona parte delle risorse deve venire fuori dal risparmio delle politiche passive.

 

Quali risparmi scusi?

Se io riesco a trovare lavoro a una persona mediamente prima, accorcio i tempi di 2-3 mesi, ho tre mesi in meno di politiche passive da pagare. Questo risparmio può finanziare interventi politica attiva. Con gli interessi, tra l’altro. Con i risultati che stiamo ottenendo, i risparmi delle politiche passive sono molto superiori rispetto all’investimento necessario a mantenere un sistema stabile di politiche attive.

 

Le politiche passive hanno fatto il loro tempo e vanno messe in soffitta?