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CUNEO FISCALE/ Colli-Lanzi: dopo il taglio troviamo lavoro a chi lo ha perso, ecco come

Il Governo ha provveduto al taglio del cuneo fiscale. STEFANO COLLI-LANZI ci spiega però che c’è un altro tema di cui l’esecutivo deve occuparsi con una certa urgenza

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Attraverso la legge di stabilità, il Governo ha operato l’annunciato taglio del cuneo fiscale. C’è però un altro fronte sul quale l’esecutivo dovrà attivarsi al più presto. Entro gennaio, Palazzo Chigi dovrà avviare le cosiddette politiche attive per i giovani come prevede il programma “Youth Guarantee” della Commissione europea. «La Garanzia Giovani è un progetto finanziato dall’Europa che per l’Italia prevede uno stanziamento di 650 milioni di euro in due anni per mettere a punto sistemi che garantiscano i giovani nella ricerca di un posto di lavoro entro 4 mesi da quando terminano il percorso scolastico o di formazione o da quando iniziano a cercare un posto di lavoro. Significa attivare soluzioni che consentano ai giovani di accelerare la possibilità di trovare un posto di lavoro, un tirocinio o un altro corso professionale. Oltre a quei 650 milioni, in futuro sono previsti altri fondi». Stefano Colli-Lanzi, Ceo di Gi Group, ci spiega in questa intervista le novità di quella che si annuncia come una vera e propria rivoluzione nel mondo delle politiche del lavoro.

Il governo ha dato via libera al taglio del cuneo fiscale. Una buona notizia, no?

Certamente. Per ridurre l’impatto fiscale e dare un incentivo alla crescita la strada è quella. Ridurre il costo del lavoro ha un duplice effetto: da una parte calano i costi a carico delle imprese, dall’altro si mettono più soldi nelle tasche delle persone. Il governo deve però occuparsi con urgenza anche di un’altra cosa.

Quale?
Entro gennaio dovrà attivare le cosiddette politiche attive per i giovani come prevede il programma “Youth Guarantee” della Commissione europea.

Di cosa si tratta?

La Garanzia Giovani è un progetto finanziato dall’Europa che per l’Italia prevede uno stanziamento di 650 milioni di euro in due anni per mettere a punto sistemi che garantiscano i giovani nella ricerca di un posto di lavoro entro 4 mesi da quando terminano il percorso scolastico o di formazione o da quando iniziano a cercare un posto di lavoro. Significa attivare soluzioni che consentano ai giovani di accelerare la possibilità di trovare un posto di lavoro, un tirocinio o un altro corso professionale. Oltre a quei 650 milioni, in futuro sono previsti altri fondi.

A che punto siamo?

Non si è fatto ancora nulla. Anche la legge Fornero prevedeva che l’Italia, lo Stato e le regioni, avrebbero dovuto mettere in piedi un sistema di politiche attive, ma di fatto non si è mosso nulla. Ora, questo particolare progetto sui giovani rende tutto estremamente attuale. E può rappresentare - così lo interpreta anche il Ministero del Lavoro - un’opportunità, un’esperienza pilota che servirà a definire un sistema più ampio che non interesserà solo i giovani.

Possiamo riprecisare cosa si intende per politiche attive?

Per politiche attive si intende qualunque tipo di intervento volto ad attivare le persone nella ricerca di un lavoro. Ci sono varie attività collegate come l’orientamento, il coach, il counseling, la formazione. C’è però una cosa che sfugge ai più, ma è molto importante.

Cioè?
L’attività di supporto alla collocazione, o alla ricollocazione, che prende in carico la persona nel matching tra domanda e offerta di lavoro.

Con quali risultati?