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IL CASO/ Giovani e lavoro, scoppia il "caos" dei tirocini

UMBERTO BURATTI e EMMANUELE MASSAGLI spiegano come l’attuale situazione in materia di tirocini sia connotata dall’incertezza normativa che crea non pochi problemi

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Per descrivere l’attuale situazione in materia di tirocini è utile riprendere il titolo di un noto romanzo contemporaneo di grande successo: Caos Calmo. L’obiettivo delle Linee Guida sottoscritte nel mese di gennaio scorso era quello di definire standard minimi comuni a tutti i territori regionali in modo tale da dare uniformità e omogeneità a un quadro regolatorio altrimenti confuso e poco chiaro. Ebbene, a quasi tre mesi dalla scadenza del termine fissato nell’Accordo di inizio anno in sede Conferenza Stato-Regioni per il recepimento delle Linee Guida - il 24 luglio - nessuna certezza normativa appare all’orizzonte. Al contrario, avanza una disciplina caotica, in un mare di calma generale.

Per rendersene conto è sufficiente rilevare che non tutte le Regioni si sono dotate di una normativa ad hoc, pochissime, inoltre, lo hanno fatto nei tempi previsti dal documento di gennaio. Non è, però, solo questo aspetto a generare confusione. Anche tra le istituzioni regionali virtuose non mancano differenze profonde sui temi più dibattuti in questi mesi. Uno su tutti è quello dell’indennità di partecipazione da erogare al tirocinante per cui si passa dal “minimo tabellare” di 300 euro ai picchi di 600 euro mensili, non senza alcune opzioni per un tirocinio part-time o una riduzione dello “stipendio” dovuto all’elargizione di “benefit” aziendali come il buono pasto e la mensa. Una guerra tra poveri - è proprio il caso di dirlo - si potrebbe scatenare a breve tra Regioni confinanti i cui costi per un tirocinante possono variare sensibilmente.

Accanto a questo è bene sottolineare come alcune normative regionali siano in realtà di mera facciata in quanto sì recepiscono formalmente le Linee Guida, ma rimandano a successivi provvedimenti attuativi che puntualmente non stanno arrivando.

Infine, bisogna aggiungere l’ultimo intervento, in ordine di tempo, da parte del Legislatore statale contenuto nel “Pacchetto Lavoro” voluto dal Governo Letta. Si tratta della possibilità, per i soli tirocini formativi e di orientamento, di far riferimento alla normativa regionale ove ha la sede legale l’azienda ospitante lo stagista e di accentrare le comunicazioni obbligatorie. Un intervento questo sicuramente utile, ma incompleto e dubbio. Incompleto perché una lettura pedissequa della norma sembra aprire tale semplificazione, auspicata da molti, solo in riferimento ai tirocini extracurriculari e non invece per quelli di inserimento e reinserimento. Dubbio perché un intervento diretto da parte del Legislatore nazionale su una materia rimessa alla competenza esclusiva delle Regioni, come sono gli stage, rischia di generare un nuovo cortocircuito istituzionale.

Quel che stupisce in questa situazione così caotica è la calma con cui tutti coloro che nei mesi scorsi avevano seguito con passione e foga l’intera vicenda tirocini assistono a un tale fallimento le cui ripercussioni cadono in capo alle aziende e ai giovani ai quali l’incertezza normativa rischia di bruciare l’ennesima occasione per provare a entrare nel mercato del lavoro o a orientarsi tra le mille possibilità e incognite che esso offre.

Anche a livello istituzionale manca una ricognizione su quello che è stato fatto dalle Regioni e un monitoraggio serio delle conseguenze della riforma Fornero. Un primo strumento per orientarsi in questa cornice di incertezza è il database del sito curato da Adapt che alla voce “Tirocini” raccoglie tutta la normativa emanata dopo le Linee Guida di gennaio. Sullo stesso tema l’associazione fondata da Marco Biagi ha organizzato un convegno internazionale che si svolgerà il 25-26 ottobre a Bergamo e nel quale verrà presentato un ebook gratuito contenente un’analisi di dettaglio e un commento critico delle diverse discipline regionali.