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IL CASO/ La "benzina rosa" per far ripartire il lavoro in Italia

Le differenze tra Uomini e donne in ambito lavorativo sono al centro dell’ultimo report presentato ieri da Eurofond. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI sul quadro che ne emerge

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Eurofound, la fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, ha presentato ieri un interessante report nel quale si rappresenta lo stato dell’arte sul cruciale tema “Women, men and working conditions in Europe”. Il report, in particolare, presenta un’analisi dei comportamenti e delle tendenze dell’attuale mercato del lavoro a livello comunitario con riferimento al cosiddetto “gender gap”. La prima amara constatazione è che, nonostante da ormai molti anni i diversi legislatori nazionali e comunitari siano intervenuti su questa delicata materia, un gap di genere continua ancora a esistere e, almeno in alcuni contesti nazionali, caratterizza il quadro occupazionale in quei territori.

Uomini e donne, infatti, sono occupati in diverse tipologie di lavoro e di imprese, sono inquadrati con diverse forme contrattuali, le loro retribuzioni sono spesso diverse e hanno, infine, un numero medio di ore lavorate diverso. La crisi - il rapporto fa riferimento ai dati del periodo 2008-2011 - sembra, a ogni modo, aver cambiato, almeno un po’, la situazione, ad esempio, con riferimento al tasso di occupazione complessivo. Tuttavia, e questa dinamica è presente anche in Italia, ciò accade, ahimè, non per un reale miglioramento della situazione delle donne, ma, altresì, per un deterioramento della condizione degli uomini.

Eurofound sottolinea, inoltre, come gli uomini lavorino (con riferimento al lavoro dipendente) in media intorno alle 40 ore settimanali rispetto alle circa 34 delle donne (molto più presenti, ad esempio, nel pubblico impiego). Se questo fenomeno è maggiormente comprensibile in paesi che fanno un elevato ricorso alla formula del part-time, si deve evidenziare come tale dinamica caratterizzi anche contesti dove il ricorso a tale modalità non è particolarmente diffuso come, appunto, Malta e il nostro Paese. Un dato, questo, coerente con quanto si evince analizzando le preferenze delle lavoratrici in materia di tempi di lavoro. Le donne italiane, infatti, assieme alle irlandesi e alle olandesi sono quelle che manifestano maggiormente il desiderio di lavorare di più.