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Lavoro

MANOVRA/ Petteni (Cisl): lo sciopero dei sindacati è "sbagliato"

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Credo sia aumentata la nostra credibilità, perché non abbiamo mai parlato alla pancia della gente bensì alla testa. Abbiamo sempre richiamato alla responsabilità. Ad esempio, fare una mobilitazione di sabato, in un periodo come questo, non ha un significato inferiore, anzi. Significa avere delle ragioni da far sentire ma senza far perdere il salario a gente che è già in difficoltà. Anche questa è una scelta di grande responsabilità. Bonanni ci ha guidato su questo terreno in questi anni e il dibattito che stiamo facendo raccoglie i suoi insegnamenti.

 

La legge di stabilità, così com’è, va però cambiata, non crede?

Certo, bisogna fare delle modifiche. Tuttavia ci sono segnali di controtendenza che non possiamo nascondere. Sul patto di stabilità, sul cuneo fiscale, sui redditi: tutte cose che evidentemente possono essere migliorate. Come non si può continuare a umiliare i lavoratori del pubblico impiego. Anche in questo caso si possono fare alleanze per ottenere queste modifiche. Le faccio un esempio.

 

Prego.

 Se il mondo delle imprese chiede a gran voce meno tasse sul lavoro e sull’impresa, meno tasse a chi reinveste gli utili e così via, io dico che forse c’è spazio per fare qualcosa assieme. Altrimenti, per assurdo, dovrei scioperare contro l’impresa per sostenere le stesse ragioni che rivendica l’impresa. Per questo credo che la nostra discussione sia utile. Poi rispetterò, e assumerò, le decisioni che l’organizzazione prenderà                    

 

Non era meglio attendere il dibattito parlamentare? Qualcosa della legge di stabilità poteva cambiare già in quella sede. Lo sciopero poteva essere proclamato in un secondo momento, non le pare? 

Se la politica entra in contatto con il paese reale si creano già le condizioni per modificare la legge di stabilità e far venir meno molte tensioni. Mi pare che anche la controparte, il mondo economico, Confindustria in primis ma anche Confartigianato e Confcommercio, esprimano delle perplessità. Se poi il governo è pronto a cogliere queste esigenze e si affretta a dare dei segnali più marcati, probabilmente andiamo nella direzione giusta. E possiamo tornare a mettere in agenda con grande determinazione i problemi più urgenti del lavoro.

 

Ci sono margini per un ripensamento?