BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IDEE/ La "fabbrica" di Olivetti che può cambiare l’Italia

Adriano Olivetti Adriano Olivetti

In conclusione si deve evidenziare come emerga, dalla rilettura della vita e delle opere di Olivetti, la necessità e la volontà di fare di più per diffondere nel nostro Paese una forte cultura d’impresa necessaria per dare maggiore consapevolezza delle finalità del lavoro che si svolge. Queste, si chiede l’ingegnere, si trovano solo nei profitti che l’impresa realizza? O non vi è, forse, al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una trama ideale, una destinazione, una vocazione anche in una fabbrica?

Domanda ancora estremamente attuale, sebbene il mondo sia profondamente cambiato. Provare, infatti, a rispondere a questo interrogativo può essere un punto di partenza importante per cominciare a ripensare e ricostruire, ancora una volta, il nostro Paese tuttora duramente colpito dagli effetti di una drammatica crisi economica e sociale.

 

In collaborazione con www.amicimarcobiagi.com

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
02/11/2013 - Ma l'Olivetti non è fallita? (Moeller Martin)

Ma l'Olivetti non e di fatto fallita? Mi chiedo veramente cosa ci trovate da ammirare o venerare. E poi in Italia di pavoni megalomani ne abbiamo già uno e per di più amante delle ragazzine. Ritengo basti e avanzi! In un sistema paese funzionante e moderno ognuno deve fare la sua parte, l'azienda prosperare creando sicurezza e ricchezza, ma l'onere del welfare e dei servizi spetta allo stato. Guai a creare sovvrapposizioni o confusione tra i ruoli! Sussidiarietà? Una 'idiozia' che fa comodo a tutti per sfuggire alle proprie responsabiltà: ai privati per giustificare i privilegi e mascherare le proprie mancanze dietro qualche sponsorizzazione o opera di valenza sociale, allo stato per continuare ad operare al di fuori dei criteri di sana gestione ecconomica e di efficenza. E per favore non inventatevi paralleli con altri paesi di maggior successo del nostro: la sussidiarietà è tipica del terzo mondo e non dei paesi avanzati! Tornando ad Olivetti avesse fatto il suo dovere di imprenditore avrebbe reinvestito nella sua azienda per sviluppare la rete commerciale e per continuare ad aggiornare i loro prodotti. Forse non sarebbero falliti e quindi costretti a svendere tanto ingenio alla GE. Nella realtà Olivetti è una delle tante figure di imprenditori incapaci dello scenario italiani ed è triste ma anche preoccupante scoprirlo additato ad esempio. Forse che che le aziende italiane debbano fallire tutte per guadagnarsi l'ammirazione del popolino?

 
31/10/2013 - L'idea di Oloivetti per applicare la golden rule! (antonio petrina)

L'idea di fabbrica di Olivettti, come giustamente dice la sig ra CHIOLLO, è quella giusta , da realizzare sia dai privati ma anche dallo Stato e dagli eell ,utilizzando i "tesoretti" per investimenti che si ripagano da sé(Giannino,29/10,Il Sussidiario)!

 
31/10/2013 - Un utopia? (rosaria chiollo)

Vi rendete conto che l'intuizione di Adriano Olivetti applicata ai giorni d'oggi oltre ad essere un modello rivoluzionario di organizzazione dell'impresa è la soluzione alle problematiche di spesa del welfare e del servizio sanitario nazionale? Non più un sistema centralizzato con sperperi e corruzione diffusa ma tutta una serie di servizi alla gente gestiti secondo logica di efficienza ed eccellenza tipiche di una impresa sana e lungimirante. Sarebbe la vera riforma del welfare. Si chiama "Sussidiarietà" e non è un'utopia visto che Olivetti l'ha già realizzata. Un riflessione: E' curioso come nel caso del primo computer Olivetti e dello smantellamento del relativo reparto dopo la morte di Olivetti e nello smembramento del gruppo per la realizzazione del primo computer italiano per il controllo dei processi industriali realizzato dall'allora Nuovo Pignone (Gruppo ENI di Enrico Mattei) "Divisione sistemi di Automazione" spunti nell'ombra il nome della General Electric...

 
30/10/2013 - commento (francesco taddei)

bè cosa aspettano i cristiani a farne un modello? la sua esperienza (simile per certi versi a quella tedesca) potrebbe portare all'alleanza fra capitale-lavoro, superando finalmente la logica marxista dello scontro sociale. non gli atei laicisti, ma i cristiani devono proporre un modello differente di impresa-sindacato. e poi bisognerebbe tenere a monito che le imprese vanno protette dagli speculatori che ne traggono vantaggio dal fallimento. più liberalismo ok! ma lo stato una funzione da alleato la deve comunque avere.