BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IDEE/ Cuneo fiscale, il "Piano B" per non sforare i conti (con l’Europa)

Infophoto Infophoto

Quando si parla della crisi imprenditoriale non ci si può però limitare a considerare le imprese che non riescono a resistere, ma è forse opportuno constatare che dopo ormai tre anni di strenua resistenza anche chi è rimasto in piedi non investe più né in innovazione, né in sviluppo (e neppure in assunzioni). Per questa ragione il governo, oltre a pensare a una riduzione del cuneo suddivisa in un percorso pluriennale, quindi con un quantum limitato nell’immediato, dovrebbe approntare una riduzione significativa, anche solo temporanea, in quei settori che maggiormente risentono della crisi economica e che, al contempo, si possono considerare strategici per la ripresa. Così come dovrebbe pensare a una consistente riduzione del cuneo per chi assume giovani, e a una riduzione ancor più consistente per i giovani che fanno impresa in settori innovativi o innovando settori tradizionali.

Non si tratta di creare disparità, ma di operare alcune scelte di tipo economico, definendo delle priorità di intervento e, di conseguenza, di adottare delle politiche. Del resto anche l’Iva, della quale si è molto parlato nelle ultime settimane, com’è risaputo non è uguale per tutti i beni e servizi. Una differente aliquota, al 4%, è pensata per esempio per generi di prima necessità, per quotidiani, libri (ma per qualche artificio formalista non gli ebook), protesi dentarie e occhiali da vista. Anche elettricità, carne, pesce, strutture di interesse turistico hanno un’aliquota diversa, pari al 10%.

Questo per dire che, uscendo dalle secche del dibattito sul taglio del cuneo erga omnes, che trova larghi consensi sul principio e diversi ostacoli e distinguo nelle modalità, si potrebbero pensare tagli più verticali (e quindi con un impatto maggiore) e con un effetto più limitato sui conti pubblici. Una cosa certo non esclude l’altra, e anzi può esserne precondizione.

Solo che una si può fare (quasi) subito. E non è dato sapere, al netto del tiqui-taca politico di questa settimana, quanto l’Italia possa ancora aspettare. 

© Riproduzione Riservata.