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Lavoro

CUNEO FISCALE/ La "salita" che allontana Letta dal taglio delle tasse

La legge di stabilità dovrebbe contenere, insieme ad altre misure, anche il taglio del cuneo fiscale, come richiesto dalle Parti sociali al Governo. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

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La legge di stabilità, insieme alla legge di bilancio, rappresenta lo strumento principale di attuazione degli obiettivi programmatici dell’esecutivo. Dal 2010 questo documento ha sostituito la legge finanziaria rispetto alla quale prevede rilevanti novità sia in ordine ai tempi di presentazione (al Parlamento entro il 15 ottobre di ogni anno), sia in merito ai contenuti. In particolare, la legge di stabilità per il 2013 (attualmente in fase di “rifinitura”) si propone, visto anche il particolare periodo economico globale, di scommettere con forza sul rilancio dell’economia e sul supporto alle iniziative che creano occupazione.

Nel confronto attualmente in corso con il Governo, i sindacati hanno evidenziato in particolare, con una sostanziale unità d’intenti, come una riduzione delle tasse sul lavoro sia un passaggio fondamentale e necessario per qualsiasi prospettiva di ripresa economica del Paese. Il percorso che dovrebbe portare a una condivisone delle scelte sembra, tuttavia, in salita visti anche i pochi giorni ancora a disposizione dell’esecutivo per declinare concretamente idee e ipotesi d’intervento e, soprattutto, trovare le adeguate coperture in bilancio.

La Cisl, ad esempio, sollecita, in questo quadro complessivo di difficoltà, il taglio del cuneo fiscale, uno tra i più elevati dei paesi maggiormente industrializzati, per dare una spinta forte all'economia e ai consumi partendo dal potere dalla valorizzazione del potere di acquisto delle famiglie. Si chiede, in altre parole, di sostenere un vero e proprio “choc fiscale” in grado di rilanciare i consumi e la domanda interna, nonché gli investimenti.

Sembrano emergere, tuttavia, seri dubbi sulla copertura di un provvedimento di tale portata ma che rappresenta, almeno secondo Luigi Angeletti, una svolta difficile e impegnativa rispetto alla quale però non sembrano esserci alternative credibili per il rilancio dell’Italia. I sindacati chiedono, insomma, decisioni capaci di incidere concretamente sulle dinamiche economiche e sociali del nostro Paese (quindi costose per la finanza pubblica) e non mere operazioni simboliche.