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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Il Governo Letta ha pensato al "pasticcio" della Biagi-Dini-Fornero?

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Non è sufficiente innalzare l’aliquota di contribuzione sui contratti cosiddetti atipici. Se manca la domanda di lavoro e non c’è occupazione vera, il problema dei diritti pensionistici che non si sono accumulati nel corso di una carriera di durata normale continueranno a sussistere. Sulle figure atipiche si sta commettendo un errore, andando nella direzione esattamente opposta. Il problema non è adeguare l’aliquota di contribuzione delle figure atipiche al livello molto alto del lavoro ordinario. La priorità deve essere abbassare questa aliquota obbligatoria e quindi il cuneo sul lavoro, per creare condizioni di occupabilità da subito.

 

Secondo lei, quali sono stati pregi e difetti della legge Biagi?

Il motivo per cui Marco Biagi pensò di introdurre queste figure atipiche era quello di attivare, a lato del lavoro normale, un canale di ingresso assoggettato a oneri contributivi più bassi e quindi con un più facile incontro tra domanda e offerta. Sin dal giorno dopo dell’introduzione della legge Biagi l’aliquota di contribuzione di queste figure ha incominciato ad aumentare per problemi di finanza pubblica, ripresentando così il problema di partenza.

 

Qual è quindi la soluzione?

La soluzione consiste in una riforma complessiva del lavoro che riguardi tutti, e che modifichi il parametro che negli ultimi anni ha inciso di più sulla produttività e sull’occupazione. Mi riferisco all’aliquota di contribuzione obbligatoria alle pensioni, pari al 33%, da cui dipende la maggior parte del cuneo fiscale. Contribuire così tanto alle pensioni significa che possano andare meno risorse ad altri istituti del welfare, tra cui proprio gli istituti per fare funzionare bene il mercato del lavoro, per promuovere l’occupazione e gli stessi ammortizzatori sociali.

 

In che modo è possibile ridurre la contribuzione alle pensioni senza creare un buco nel bilancio dello Stato?

L’unica via percorribile è una riduzione selettiva dell’aliquota di contribuzione soltanto con riferimento all’età, come primo passo di una riduzione permanente per tutti dell’aliquota obbligatoria. A seconda delle risorse disponibili si può individuare la riduzione della contribuzione per chi ha meno di 35 anni, o anche meno di 30.

 

(Pietro Vernizzi)

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