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DISOCCUPAZIONE RECORD/ Gotti Tedeschi: è tutta colpa del non aver fatto figli

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I lavori futuri non saranno più quelli del passato. Nel nostro Paese si dovrebbe creare formazione scolastica e posti di lavoro in attività non esposte alla competizione della globalizzazione (concorrenza, tecnologia, bassi costi, ecc.). Altrimenti le imprese andranno a investire dove sono i vantaggi globali e i talenti andranno dove si crea lavoro. Ciò creerà rottura tra domanda e offerta di lavoro e remunerazioni. Il “ministero del lavoro” prossimo dovrebbe occuparsi di investimenti indirizzati a creare le capacità necessarie nel nostro Paese, senza demagogia o difesa di interessi di parte, soprattutto in educazione-formazione, infrastrutture, tecnologia. Ma prima si deve decidere quali settori della nostra economia vanno sorretti.

 

E quali sono, secondo lei, i settori da sorreggere?

Vanno sorretti i settori quali l’educazione, l’alimentare, il turismo e le Pmi, perché lì esistono capacità competitive potenziali.

 

Pare che una nota azienda preveda di raggiungere quest’anno la distribuzione dello stesso numero di pannolini per bambini e di pannoloni per adulti/anziani. L’Italia è Paese che invecchia o che si sta impoverendo di giovani e quindi di sviluppo?

Entrambi i motivi. Conseguentemente crescono i costi fissi che vengono assorbiti da maggiori tasse che sempre più indeboliscono la competitività del Paese e la sua capacità reattiva.

 

Secondo lei, quali effetti sortiranno i recenti provvedimenti del Governo (pacchetto lavoro/bonus assunzioni) volti a incentivare fiscalmente le assunzioni dei giovani?

Senza un vero piano di sviluppo economico, l’incentivazione potrà avere effetti soggettivi e limitati. Non dimentichiamo che le imprese che guadagnano nel nostro Paese sono quelle esportatrici e valgono il 40% circa del totale e quelle non han problemi di assunzione, se han bisogno assumono. Quelle che hanno problemi, e sono circa il 60%, è perché operano sul mercato domestico, la cui domanda è ferma. Come si incoraggiano ad assumere se sono a 60% di capacità produttiva utilizzata perché manca la domanda? Il problema resta lo sviluppo.

 

Certo è che i nostri giovani sono poco inclusi nel mercato e molti trovano lavoro all’estero. Come si può in queste condizioni incentivare la crescita demografica?

Risponderò con un’altra domanda (che da indirettamente la risposta). Nasce prima l’uovo o la gallina? Bisogna diventare “ricchi” per permettersi di fare famiglia e figli o si diventa “ricchi” facendo famiglia e figli? Si rifletta.

 

Senta, passando al caldo caso Alitalia, le modalità di salvataggio della compagnia di bandiera sono tali da creare valore o da salvare ancora una volta sacche improduttive?


COMMENTI
01/11/2013 - Svalutare l’euro si può e si deve (Carlo Cerofolini)

Indubbiamente la svalutazione dell’euro sul dollaro - di circa il 30% - per riportarlo in parità si può e si deve fare, perché darebbe una spinta potente soprattutto alle nostre esportazioni ed è presumibile che questo ci porterebbe ad un maggior incasso stimabile di circa 35 miliardi annui e così ci salveremmo da una rovina economica e sociale annunciata.

 
01/11/2013 - La colpa è delle politiche fallimentari (Carlo Cerofolini)

L’Italia "ha fatto pochi figli": non è che questa sia la chiara dimostrazione di come negli ultimi 40 anni si siano attuate e tutt’ora si attuino politiche, comprese quelle fiscali, e campagne contro la famiglia ed i suoi valori? Questo nonostante, ciò che recita la nostra Costituzione - agli articoli 29 e 31 - sulla famiglia e la presenza di forze politiche, sociali e confessionali forti, che avrebbero come ragione sociale proprio quella di valorizzarla e favorirla in ogni suo aspetto,come appunto imporrebbe la Costituzione stessa.