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Lavoro

MANOVRA/ Lavoro e riforma pensioni, la ricetta dei sindacati che sfida Letta

Nei giorni scorsi è partita la mobilitazione a sostegno della piattaforma di Cgil, Cisl e Uil per cambiare la legge di stabilità. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

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Nei giorni scorsi è partita, e durerà tutta la settimana, la mobilitazione a sostegno della piattaforma promossa da Cgil, Cisl e Uil per “Cambiare la Legge di Stabilità 2014”. In questo quadro i segretari generali delle tre confederazioni stanno, inoltre, portando avanti una serie di incontri con i diversi gruppi parlamentari proprio mentre entra nel vivo l’iter di conversione parlamentare di quella che una volta era la legge Finanziaria.

Le rivendicazioni sindacali partono dalla richiesta di prevedere meno tasse per i lavoratori e i pensionati. In particolare, si propone di sostenere un significativo aumento delle detrazioni sia per i lavoratori dipendenti che per i pensionati. In questo modo, si sostiene che incrementerebbe il loro potere di spesa e, conseguentemente, si potrebbe dare una mano al rilancio dei consumi. Nella medesima prospettiva le confederazioni chiedono di rafforzare e rendere strutturale la detassazione del salario di produttività che dovrebbe essere, negli auspici delle Parti sociali, estesa anche ai lavoratori del settore pubblico attualmente esclusi.

In materia previdenziale si chiede, quindi, al Governo e al Parlamento di operare per la rivalutazione delle pensioni. Si ritiene, infatti, nel documento congiunto delle tre sigle, che sia indispensabile ripristinare i meccanismi di indicizzazione pre-esistenti evitando così l’erosione progressiva che i trattamenti pensionistici hanno subito in questi anni.

La piattaforma fornisce anche alcune idee per quanto attiene la Pubblica amministrazione e l’efficienza della spesa pubblica. Per il settore pubblico, anche al fine di difendere e riqualificare l’insieme dei servizi offerti, si chiede, in particolare, di dare certezza alla stabilizzazione dei precari e liberare la contrattazione di secondo livello permettendo così di ridistribuire gli incrementi di qualità e produttività creati a livello decentrato e le risorse recuperate dalla lotta agli sprechi, alle inefficienze e alla cattiva gestione.

Affinché, tuttavia, queste richieste non appaiano solo un libro dei sogni, le sigle confederali ipotizzano anche alcune concrete modalità con le quali reperire le risorse necessarie. In primo luogo, si propone l’obbligatorietà dei costi standard sia per le amministrazioni centrali che per quelle locali e il superamento dell’attuale e illogica frammentazione caratterizzata da oltre 30 mila centrali appaltanti. Allo stesso tempo si avanza la possibilità di ridefinire complessivamente le aree ottimali per la gestione dei servizi a livello locale, anche tramite l’utilizzo, da agevolare ulteriormente, di forme associative per realizzare maggiori economie di scala e l’assunzione di modelli organizzativi improntati a logiche industriali.