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RIFORMA PENSIONI/ Esodati e conti Inps: i "buchi" della legge Fornero

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Sì. Ma non tanto per il buco in sé, quanto perché negli ultimi due-tre anni la disoccupazione è esplosa e abbiamo perso più di due milioni di lavoratori da sostenere con gli ammortizzatori sociali. Anch’essi rappresentano un costo notevolissimo per le casse dell’Inps. Ai 12 miliardi di buco provenienti dalla gestione ex Inpdap, quindi, si potrebbero aggiungere, approssimativamente, altri 12 miliardi.

 

Nell’ambito della legge di stabilità si sarebbe potuto modificare sensibilmente la riforma Fornero?

I “malati” che soffrono sono moltissimi. Occorre, quindi, concentrasi sulle “acuzie”. C’è chi, per gli effetti della riforma Fornero si trova costretto a lavorare anche sei anni in più del previsto prima di poter andare in pensione, ma almeno ha un lavoro a tempo indeterminato; c’è chi ha un lavoro, ma il proprio datore gli ha lasciato intendere che nell’arco di uno o due anni lo lascerà casa; e c’è, infine, chi non ha un lavoro e dovrà tirare avanti ancora per molto senza un reddito. Al governo, considerando la scarsità di risorse, non resta che concentrarsi su questi ultimi; sarebbe stato opportuno, inoltre, fissare a 41 anni l’anzianità contributiva, a prescindere da quella anagrafica, e fissare a 64 anni quella anagrafica (fermo restando i 41 anni di contributi), garantendo a chi vuole posticipare l’uscita una maggiorazione del proprio assegno previdenziale. Tuttavia, se Saccomanni continua a sostenere che mancano le risorse, c’è poco da fare, i margini di manovra sono decisamente limitati.  

 

(Paolo Nessi)

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