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Lavoro

Politiche attive invece dei sussidi

Dopo 5 anni di dura recessione, ci troviamo finalmente ad affrontare una legge di stabilità per un anno (il 2014) con previsioni di crescita positive. Il commento di ANTONIO BONARDO

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Dopo 5 anni di dura recessione, ci troviamo finalmente ad affrontare una legge di stabilità per un anno (il 2014) con previsioni di crescita positive. Che dovrebbe consentire di prendere decisioni diverse rispetto agli anni del recente passato, in cui lo scenario si prospettava a tinte fosche. Per quanto riguarda la parte relativa agli stanziamenti a favore di lavoratori e imprese, tre sono gli interventi previsti: la riduzione dell’Irpef per i lavoratori dipendenti; il rifinanziamento della Cassa Integrazione Guadagni “ in deroga”; la riduzione del costo del lavoro per le imprese

A oggi registriamo un giudizio negativo delle Parti sociali circa gli importi complessivi insufficienti destinati all’abbassamento di tasse e oneri sociali su persone e imprese. E anche a noi pare che l’entità dei fondi stanziati su questi capitoli di spesa siano inadeguati a raggiungere lo scopo prefissato: rilanciare i consumi interni e gli investimenti delle imprese, per rendere più sostenuta la prevista ripresa dell’economia.

Per quanto riguarda poi l’ennesimo rifinanziamento della Cassa in deroga, il nostro giudizio è decisamente negativo! Dopo 5 anni di crisi, in cui si sono spesi (giustamente) svariati miliardi di euro in ammortizzatori sociali, di fronte (finalmente!) a un mutato scenario di ripartenza dell’economia, spendere ancora risorse al finanziamento della Cassa in deroga è un errore clamoroso. Sarebbe invece giunto il tempo di investire i fondi disponibili per avviare progetti di politiche attive del lavoro, finalizzati a rimettere in moto le tante persone che sono da troppo tempo congelate in situazione di falsa occupazione, senza speranza che quel posto di lavoro riparta davvero (questo è in fin dei conti la cassa in deroga) e aiutarle a cogliere tutte le (crescenti) occasioni di lavoro che si verranno a determinare da qui in avanti (e che le Agenzie per il lavoro, sensori dell’andamento del mercato del lavoro, già intercettano).

Con i 600 milioni di euro destinati a questa spesa si potrebbero supportare non meno di 200.000 persone a ritrovare un lavoro vero, generando un beneficio a tutto il sistema economico. Come? Basterebbe che lo Stato guardasse a quanto sta avvenendo in Regione Lombardia da alcune settimane, con la Dote Unica Lavoro, e lo facesse proprio: dotando le persone disoccupate di voucher spendibili presso le Agenzie per il lavoro autorizzate a operare a livello nazionale per remunerare “a risultato ottenuto” servizi di supporto alla ricollocazione professionale (per inciso, auspichiamo sia questa la strada che il Governo voglia prendere per l’attuazione della Garanzia Giovani, se davvero vuole aiutare i giovani a entrare - o rientrare - nel mondo del lavoro!).