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RIFORMA PENSIONI/ L'esperto: dopo la legge Fornero bisogna continuare a pensare ai giovani

Per i giovani si prospetta un futuro incerto Per i giovani si prospetta un futuro incerto

In tutti questi anni i diritti maturati e le pensioni erogate sono state molto più elevate di quelle di cui beneficeranno i lavoratori che andranno in pensione con il regime contributivo. Le conseguenze sono due: c’è stato un eccesso di spesa e abbiamo prodotto un’iniquità intergenerazionale. Ora si sta cercando di porre un ulteriore freno alla spesa previdenziale tassando le pensioni oltre i 90mila euro.

 

Lei come valuta quest’ultima proposta?

Vedremo nelle prossime settimane se cadranno le eccezioni di costituzionalità che erano state segnalate dalla Corte costituzionale quando il legislatore aveva previsto il contributo di solidarietà. Si tratta di capire se sarà trovata una forma per ridistribuire questo eccesso di spesa previdenziale destinandolo ai giovani. Sarebbe un segnale di attenzione per i giovani se questi risparmi di spesa fossero dedicati alla riduzione del costo del lavoro per i nuovi assunti.

 

Come valuta il modo in cui i sindacati hanno preso posizione nei confronti di questa delicata questione intergenerazionale?

Negli anni ’90 si sono avute delle grandi resistenze che ancora stiamo pagando sotto forma di un eccesso di spesa. Quell’atteggiamento di muro contro muro che vi fu nella prima metà degli anni ’90 frenò molto la capacità di queste riforme di produrre dei risparmi. Un atteggiamento che per fortuna ora mi sembra un po’ venuto meno. D’altra parte la riforma Fornero fu attuata con molta fretta e i sindacati sono stati spiazzati. Oggi come oggi modificare la legge Fornero sarebbe esiziale per i nostri conti. Il vero terreno di verifica di questa capacità da parte dei sindacati di accettare le riforme sarà il tema di una riforma organica del mercato del lavoro, che è stata soltanto accennata dal governo precedente. Occorre andare verso la flexsecurity, ed è questo che sarà il vero terreno di un ammodernamento dei sindacati italiani.

 

(Pietro Vernizzi)

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